Vangelo secondo Luca 3:1-38

3  Nel 15o anno del regno di Tiberio Cesare,* quando Ponzio Pilato+ era governatore della Giudea ed Erode+ governava la Galilea, suo fratello Filippo governava* l’Iturèa e la Traconìtide, e Lisània governava* l’Abilène,  ai giorni del capo sacerdote Anna e di Caiàfa,*+ la parola di Dio fu rivolta a Giovanni,+ figlio di Zaccarìa,+ nel deserto.+  Giovanni percorse dunque tutta la regione intorno al Giordano predicando il battesimo in simbolo di pentimento per il perdono dei peccati,+  proprio come è scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: “Voce di uno che grida nel deserto: ‘Preparate la via di Geova! Rendete diritte le sue strade.+  Ogni valle dev’essere riempita, e ogni monte e ogni colle devono essere abbassati; le vie tortuose devono diventare diritte, e le strade accidentate devono diventare piane;  e tutti* vedranno la salvezza* di Dio’”.+  Pertanto alle folle che andavano da lui per essere battezzate diceva: “Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira futura?+  Producete quindi frutti che dimostrino pentimento. Non cominciate a dire a voi stessi: ‘Per padre abbiamo Abraamo’, perché vi dico che Dio può suscitare figli ad Abraamo da queste pietre.  In realtà, la scure è già posta alla radice degli alberi. Ogni albero che non dà buoni frutti sarà dunque tagliato e gettato nel fuoco”.+ 10  E le folle gli chiedevano: “Allora che cosa dobbiamo fare?” 11  Lui rispondeva loro: “Chi ha due tuniche* ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia lo stesso”.+ 12  Anche degli esattori di tasse vennero per essere battezzati,+ e gli domandarono: “Maestro, che cosa dobbiamo fare?” 13  Lui rispose loro: “Non pretendete* nulla di più della tassa stabilita”.+ 14  Pure dei soldati gli chiesero: “E noi cosa dobbiamo fare?” E disse loro: “Non maltrattate* né accusate falsamente nessuno,+ ma accontentatevi del vostro compenso”. 15  Ora fra il popolo c’era aspettativa, e tutti si chiedevano riguardo a Giovanni: “Che sia lui il Cristo?”+ 16  Giovanni rispose a tutti: “Io, da parte mia, vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, e io non sono degno di sciogliergli i lacci dei sandali.+ Lui vi battezzerà con spirito santo e con fuoco.+ 17  Ha in mano la pala per ventilare con cui pulire completamente la sua aia e raccogliere il grano nel suo granaio;* la pula, invece, la brucerà con fuoco inestinguibile”. 18  Giovanni dava inoltre molte altre esortazioni e dichiarava la buona notizia al popolo. 19  Ma Erode, essendo stato da lui aspramente rimproverato a motivo di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le azioni malvagie che aveva commesso, 20  aggiunse a tutti quei misfatti anche questo: rinchiuse Giovanni in prigione.+ 21  Ora avvenne che, quando tutto il popolo si battezzava, si battezzò anche Gesù;+ e mentre pregava, il cielo si aprì+ 22  e lo spirito santo scese su di lui in forma corporea, come una colomba, e dal cielo venne una voce: “Tu sei mio Figlio, il mio amato Figlio. Io ti ho approvato”.+ 23  Quando iniziò la sua opera, Gesù+ aveva circa 30 anni;+ era figlio, come si riteneva,di Giuseppe,+figlio di Eli, 24  figlio di Mattàt,figlio di Levi,figlio di Melchi,figlio di Iannài,figlio di Giuseppe, 25  figlio di Mattatìa,figlio di Àmos,figlio di Nàum,figlio di Esli,figlio di Naggài, 26  figlio di Maàt,figlio di Mattatìa,figlio di Semeìn,figlio di Iosèc,figlio di Ioda, 27  figlio di Ioanàn,figlio di Resa,figlio di Zorobabèle,+figlio di Sealtièl,+figlio di Neri, 28  figlio di Melchi,figlio di Addi,figlio di Cosàm,figlio di Elmadàm,figlio di Er, 29  figlio di Gesù,figlio di Elièzer,figlio di Iorìm,figlio di Mattàt,figlio di Levi, 30  figlio di Simeone,figlio di Giuda,figlio di Giuseppe,figlio di Ionàm,figlio di Eliachìm, 31  figlio di Melèa,figlio di Menna,figlio di Mattàta,figlio di Nàtan,+figlio di Davide,+ 32  figlio di Iesse,+figlio di Òbed,+figlio di Bòaz,*+figlio di Salmòn,+figlio di Naassòn,+ 33  figlio di Amminadàb,+figlio di Arni,figlio di Ezròn,+figlio di Pèrez,*+figlio di Giuda,+ 34  figlio di Giacobbe,+figlio di Isacco,+figlio di Abraamo,+figlio di Tera,+figlio di Nàhor,+ 35  figlio di Serùg,+figlio di Reu,+figlio di Pèleg,*+figlio di Èber,+figlio di Sela,+ 36  figlio di Cainàn,figlio di Arpacsàd,+figlio di Sem,+figlio di Noè,+figlio di Làmec,+ 37  figlio di Matusalemme,*+figlio di Ènoc,+figlio di Iàred,+figlio di Maalaleèl,+figlio di Cainàn,+ 38  figlio di Ènos,+figlio di Set,+figlio di Adamo,+figlio di Dio.

Note in calce

O “dell’imperatore Tiberio”.
Lett. “era tetrarca”.
Lett. “era tetrarca”.
O “Càifa”.
O “ogni carne”.
O “lo strumento di salvezza”.
O “una tunica di ricambio”.
O “non riscuotete”.
O “non estorcete denaro con la violenza”, “non intimidite”.
O “deposito”.
O “Bòoz”.
O “Fàres”.
O “Fàlec”.
O “Metusèla”.

Approfondimenti

iniziò la sua opera O “iniziò il suo ministero”, “cominciò a insegnare”. Lett. “iniziò”. Luca usa la stessa espressione greca anche in At 1:21, 22 e 10:37, 38 in riferimento all’inizio del ministero terreno di Gesù. Il suo ministero implicava l’attività di predicare, insegnare e fare discepoli.

la Pasqua Gesù iniziò la sua predicazione dopo il battesimo, nell’autunno del 29. La Pasqua che Giovanni menziona all’inizio del ministero di Gesù deve quindi riferirsi a quella celebrata nella primavera del 30. (Vedi approfondimento a Lu 3:1 e App. A7.) Da un confronto tra i quattro Vangeli emerge che durante il ministero terreno di Gesù la Pasqua fu celebrata quattro volte, e questo porta alla conclusione che il suo ministero durò tre anni e mezzo. I Vangeli di Matteo, Marco e Luca (spesso definiti sinottici) menzionano solo l’ultima, la Pasqua in cui Gesù morì. Giovanni ne menziona in modo esplicito tre (Gv 2:13; 6:4; 11:55), e molto probabilmente si riferisce a una quarta Pasqua con l’espressione “festa dei giudei” in Gv 5:1. Questo esempio sottolinea l’importanza di fare un confronto tra i Vangeli per ottenere un quadro più completo della vita di Gesù. (Vedi approfondimenti a Gv 5:1; 6:4; 11:55.)

che governava la Galilea Lett. “il tetrarca”. Il termine “tetrarca” significa “governante di un quarto”, cioè del quarto di una provincia. Designava il governatore di un territorio minore o un principe locale che ricopriva quella carica con il permesso delle autorità romane. La tetrarchia di Erode Antipa comprendeva Galilea e Perea. (Confronta approfondimento a Mr 6:14.)

re Erode Cioè Erode Antipa, figlio di Erode il Grande. (Vedi Glossario, “Erode”.) Matteo e Luca usano per Erode Antipa il titolo ufficiale romano “tetrarca”. (Vedi approfondimenti a Mt 14:1; Lu 3:1.) La sua tetrarchia comprendeva Galilea e Perea. In ogni caso, Erode era popolarmente chiamato “re”, titolo che Matteo gli attribuisce una sola volta (Mt 14:9) e unico titolo che Marco usa in riferimento a lui (Mr 6:22, 25-27).

Cesarea di Filippo Cittadina situata presso le sorgenti del Giordano, a un’altitudine di 350 m sul livello del mare. Si trova circa 40 km a N del Mar di Galilea, nei pressi delle pendici sud-occidentali del monte Ermon. Fu chiamata Cesarea dal tetrarca Filippo, figlio di Erode il Grande, in onore dell’imperatore romano. L’aggiunta “di Filippo” servì a distinguerla dall’omonima città portuale. (Vedi App. B10.)

Nel 15o anno del regno di Tiberio Cesare Augusto morì il 17 agosto del 14 (calendario gregoriano). Il 15 settembre Tiberio permise al Senato romano di nominarlo imperatore. Se si contassero gli anni dalla morte di Augusto, il 15anno del regno di Tiberio andrebbe dall’agosto del 28 all’agosto del 29. Se si contassero invece da quando fu formalmente proclamato imperatore, il 15anno andrebbe dal settembre del 28 al settembre del 29. Evidentemente Giovanni iniziò il suo ministero nella primavera del 29, proprio nel 15anno del regno di Tiberio. In quell’anno Giovanni avrà avuto circa 30 anni, età in cui i sacerdoti levitici iniziavano il loro servizio presso il tempio (Nu 4:2, 3). Anche Gesù “aveva circa 30 anni” quando fu battezzato da Giovanni e “iniziò la sua opera” (Lu 3:21-23). La morte di Gesù ebbe luogo in primavera, nel mese di nisan, quindi evidentemente il suo ministero di tre anni e mezzo iniziò in autunno, verso il mese di etanim (settembre-ottobre). Probabilmente Giovanni nacque sei mesi prima di Gesù; avrebbe quindi iniziato il suo ministero sei mesi prima di lui (Lu cap. 1). È dunque ragionevole concludere che Giovanni abbia iniziato il suo ministero nella primavera del 29. (Vedi approfondimenti a Lu 3:23; Gv 2:13.)

Erode Cioè Erode Antipa, figlio di Erode il Grande. (Vedi Glossario.)

governava Lett. “era tetrarca”. Il termine “tetrarca” designava il governatore di un territorio minore o un principe locale che ricopriva quella carica con il permesso delle autorità romane. (Vedi approfondimenti a Mt 14:1; Mr 6:14.)

suo fratello Filippo Cioè un fratellastro di Erode Antipa. Filippo era figlio di Erode il Grande e di sua moglie Cleopatra di Gerusalemme. A volte si fa riferimento a lui come a “Filippo il tetrarca” per distinguerlo dall’omonimo fratellastro (chiamato anche Erode Filippo) menzionato in Mt 14:3 e Mr 6:17. (Vedi anche approfondimento a Mt 16:13.)

Iturea Piccolo territorio dai confini incerti situato a NE del Mar di Galilea, evidentemente nei pressi delle catene montuose del Libano e dell’Antilibano. (Vedi App. B10.)

Traconitide Il nome deriva da una parola greca che significa “aspro”, “sassoso”, ed è un probabile riferimento alla natura del terreno di quella zona. La Traconitide comprendeva parte del territorio in precedenza conosciuto come Basan (De 3:3-14), a E dell’Iturea. Aveva una superficie che misurava all’incirca solo 900 km2 e si estendeva a N fino a 40 km circa a SE di Damasco.

Lisania In base a quanto scrive Luca, Lisania “governava [lett. “era tetrarca”]” l’Abilene quando Giovanni Battista iniziò il suo ministero. Ad Abila, capitale dell’Abilene, territorio romano nei pressi di Damasco, in Siria (vedi App. B10), è stata rinvenuta un’iscrizione che conferma che un tetrarca di nome Lisania era in carica al tempo dell’imperatore romano Tiberio. Questo ritrovamento confuta l’affermazione fatta da alcuni critici convinti che Luca avesse confuso questo Lisania con un re omonimo che aveva governato la vicina Calcide e che era stato messo a morte all’incirca nel 34 a.E.V., decenni prima del periodo a cui Luca fa riferimento.

Abilene Territorio romano sottoposto a tetrarchia che si trovava nella regione dell’Antilibano a N del monte Ermon. Prese il nome dalla capitale Abila. (Vedi Glossario, “Libano, catena montuosa del”.)

Zaccaria Nome di origine ebraica che significa “Geova si è ricordato”.

deserto della Giudea Si riferisce al versante orientale dei monti di Giuda, generalmente spoglio e disabitato, che arriva (con un dislivello di circa 1.200 m) fino alla sponda occidentale del fiume Giordano e del Mar Morto. Giovanni inizia il suo ministero in una parte di questa regione a N del Mar Morto.

capo sacerdote Anna e [...] Caiafa Luca indica che Giovanni Battista iniziò il suo ministero ai giorni in cui il sacerdozio ebraico era sotto l’influenza di due uomini molto potenti. Anna era stato nominato sommo sacerdote verso il 6 o 7 da Quirinio, governatore romano della Siria, e aveva prestato servizio fino al 15. Anche dopo essere stato deposto dai romani e aver perso il titolo ufficiale, Anna evidentemente continuò ad avere grande potere e influenza come sommo sacerdote emerito ed esponente della gerarchia ebraica. Cinque dei suoi figli ricoprirono l’incarico di sommo sacerdote, e suo genero Caiafa lo ricoprì all’incirca dal 18 al 36. Nel 29 il sommo sacerdote era Caiafa, ma Anna poteva comunque essere chiamato “capo sacerdote” a motivo della sua posizione di rilievo (At 4:6; Gv 18:13, 24).

Giovanni Luca è l’unico a specificare che Giovanni era figlio di Zaccaria. (Vedi approfondimento a Lu 1:5.) E soltanto Luca scrive che la parola di Dio fu rivolta a Giovanni, usando un’espressione simile a quella usata nella Settanta in casi riguardanti il profeta Elia (1Re 17:2; 20:28; 21:28), che prefigurò Giovanni (Mt 11:14; 17:10-13). Tutti e tre i Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) dicono che Giovanni si trovava nel deserto, ma Matteo specifica che si trattava del “deserto della Giudea”. Questo deserto si trova sul versante orientale dei monti di Giuda, generalmente spoglio e disabitato, che arriva (con un dislivello di circa 1.200 m) fino alla sponda occidentale del fiume Giordano e del Mar Morto. (Vedi approfondimento a Mt 3:1.)

battesimo in simbolo di pentimento Lett. “battesimo di pentimento”. Quel battesimo non lavava via i peccati. Piuttosto, dimostrava pubblicamente che le persone che venivano battezzate da Giovanni si erano pentite dei peccati commessi contro la Legge ed erano determinate a tenere una condotta diversa. Questo pentimento contribuiva a condurle al Cristo (Gal 3:24). Giovanni stava quindi preparando un popolo che avrebbe visto “la salvezza” provveduta da Dio (Lu 3:3-6; vedi approfondimenti a Mt 3:2, 8, 11 e Glossario, “battesimo, battezzare”; “pentimento”).

battesimo in simbolo di pentimento Vedi approfondimento a Mr 1:4.

Rendete diritte le sue strade Questa espressione potrebbe alludere a un’antica usanza: prima del passaggio del carro reale i governanti mandavano degli uomini a preparare la via togliendo grosse pietre o persino costruendo strade rialzate e spianando colli.

Geova Nell’originale ebraico di Isa 40:3, qui citato, compare il nome divino trascritto con quattro consonanti ebraiche (traslitterate YHWH). (Vedi App. C.) Luca applica questa profezia a Giovanni Battista. Giovanni avrebbe preparato la via di Geova in qualità di precursore di Gesù, il quale sarebbe stato il rappresentante di suo Padre e sarebbe venuto nel Suo nome (Gv 5:43; 8:29). Nel Vangelo dell’apostolo Giovanni, Giovanni Battista applica la profezia a sé stesso (Gv 1:23).

Rendete diritte le sue strade Vedi approfondimento a Mt 3:3.

vi battezzo O “vi immergo”. Il verbo greco qui presente (baptìzo) significa “immergere”, “tuffare”. Altri riferimenti biblici indicano che il battesimo implicava un’immersione completa. Si legge ad esempio che in un’occasione Giovanni battezzava in una località vicino a Salim, nella valle del Giordano, “perché c’era molta acqua” (Gv 3:23); inoltre, quando Filippo battezzò l’eunuco etiope, entrambi “scesero nell’acqua” (At 8:38). La Settanta usa lo stesso verbo greco quando dice che Naaman “si immerse sette volte nel Giordano” (2Re 5:14).

Razza di vipere Definiti così perché la loro malvagità e i danni spirituali che procuravano a persone ignare erano paragonabili a veleno mortale.

battezzate O “immerse”, “tuffate”. (Vedi approfondimento a Mt 3:11.)

Razza di vipere Vedi approfondimento a Mt 3:7.

Pentitevi Il termine greco qui usato potrebbe essere tradotto letteralmente “cambiare mente”, intendendo un cambiamento nei pensieri, negli atteggiamenti o nelle intenzioni. In questo contesto il verbo “pentirsi” viene usato in riferimento al rapporto che una persona ha con Dio. (Vedi approfondimenti a Mt 3:8, 11 e Glossario, “pentimento”.)

pentimento Lett. “cambiamento di mente”. (Vedi approfondimenti a Mt 3:2, 8 e Glossario.)

frutti che dimostrino pentimento Il plurale del termine greco per “frutto” (karpòs) qui ha un significato metaforico: si riferisce ad azioni che avrebbero dato prova di un cambiamento nel modo di pensare e di comportarsi da parte di coloro che ascoltavano Giovanni (Mt 3:8; At 26:20; vedi approfondimenti a Mt 3:2, 11 e Glossario, “pentimento”).

esattori di tasse O “pubblicani”. Molti ebrei riscuotevano le tasse per conto delle autorità romane. La gente li odiava perché non solo collaboravano con una dominazione straniera mal tollerata, ma estorcevano più di quanto prevedeva la tassazione ufficiale. Gli esattori di tasse venivano di solito evitati dai loro connazionali, che li consideravano alla stregua di peccatori e prostitute (Mt 11:19; 21:32).

esattori di tasse Vedi approfondimento a Mt 5:46.

estorto O “estorto mediante falsa accusa”. (Vedi approfondimento a Lu 3:14.)

soldati A quanto pare questi soldati erano ebrei locali con mansioni di sorveglianza che implicavano la riscossione di dazi e altre imposte. I soldati ebrei facevano parte di una nazione che aveva stretto un patto con Geova Dio. Se avessero voluto battezzarsi in simbolo di pentimento dei peccati, avrebbero dovuto cambiare la loro condotta e non rendersi più colpevoli di estorsione e altri reati per i quali i soldati erano famigerati (Mt 3:8).

accusate falsamente Il termine greco qui reso “accusare falsamente” (sykofantèo) è reso “estorcere” o “estorcere mediante falsa accusa” in Lu 19:8. (Vedi approfondimento a Lu 19:8.) È composto da sỳkon (“fico”) e fàino (“mostrare”). Da questo verbo deriva il sostantivo italiano “sicofante”, propriamente “denunciatore (dei ladri) di fichi”. Ci sono varie ipotesi sull’origine di questo termine. Una è che nell’antica Atene fosse vietata l’esportazione di fichi dalla provincia; quindi sicofante sarebbe stato colui che denunciava altri accusandoli di tentare di esportare fichi. Il termine finì per indicare uno che accusa altri a scopo di lucro, un ricattatore.

compenso O “paga”, “stipendio”. Il termine greco è qui usato come termine tecnico-militare in riferimento alla retribuzione, o paga, di un soldato. È possibile che in origine facessero parte di questo compenso viveri e altri beni necessari. Probabilmente i soldati ebrei che andarono da Giovanni avevano mansioni di sorveglianza, specie in relazione a dazi e alla riscossione di imposte. Il consiglio dato loro da Giovanni potrebbe essere dovuto al fatto che la paga della maggior parte dei soldati era bassa ed evidentemente tra loro c’era la tendenza a fare soprusi per incrementare le entrate. Il termine qui reso “compenso” compare anche nell’espressione “a proprie spese” in 1Co 9:7, passo in cui Paolo si riferisce alla paga a cui ha diritto un “soldato” cristiano.

aspettativa O “fervida attesa”. È possibile che questa aspettativa fosse stata generata dall’annuncio degli angeli riguardo alla nascita di Gesù e dalla divulgazione di quel messaggio da parte dei pastori (Lu 2:8-11, 17, 18). Qualche tempo dopo, al tempio la profetessa Anna aveva parlato apertamente del bambino (Lu 2:36-38). Inoltre gli astrologi avevano detto di essere arrivati per rendere omaggio al “re dei giudei che [era] nato”, e le loro parole non avevano lasciato indifferenti Erode, i capi sacerdoti, gli scribi e tutti coloro che erano a Gerusalemme (Mt 2:1-4).

vi battezzo O “vi immergo”. Il verbo greco qui presente (baptìzo) significa “immergere”, “tuffare”. Altri riferimenti biblici indicano che il battesimo implicava un’immersione completa. Si legge ad esempio che in un’occasione Giovanni battezzava in una località vicino a Salim, nella valle del Giordano, “perché c’era molta acqua” (Gv 3:23); inoltre, quando Filippo battezzò l’eunuco etiope, entrambi “scesero nell’acqua” (At 8:38). La Settanta usa lo stesso verbo greco quando dice che Naaman “si immerse sette volte nel Giordano” (2Re 5:14).

sandali Slacciare i sandali a qualcuno oppure toglierglieli e portarglieli (Mr 1:7; Lu 3:16; Gv 1:27) era considerato un lavoro umile, spesso svolto dagli schiavi.

vi battezzo Vedi approfondimento a Mt 3:11.

sandali Vedi approfondimento a Mt 3:11.

pala per ventilare Era probabilmente fatta di legno e serviva per lanciare in aria il cereale trebbiato, in modo che il vento spazzasse via la paglia e la pula.

pula Sottile pellicola o involucro protettivo dei chicchi di cereali come l’orzo e il grano. La pula veniva spesso raccolta e bruciata per impedire che, sospinta dal vento, tornasse sui mucchi di grano. Giovanni menziona il procedimento con cui si ventilavano i cereali per illustrare che il Messia avrebbe separato grano e pula simbolici.

fuoco inestinguibile Questa espressione indica che la distruzione del sistema di cose giudaico sarebbe stata completa.

pala per ventilare Vedi approfondimento a Mt 3:12.

pula Vedi approfondimento a Mt 3:12.

fuoco inestinguibile Vedi approfondimento a Mt 3:12.

che governava la Galilea Lett. “il tetrarca”. Il termine “tetrarca” significa “governante di un quarto”, cioè del quarto di una provincia. Designava il governatore di un territorio minore o un principe locale che ricopriva quella carica con il permesso delle autorità romane. La tetrarchia di Erode Antipa comprendeva Galilea e Perea. (Confronta approfondimento a Mr 6:14.)

Erode Lett. “Erode il tetrarca”. (Vedi approfondimento a Mt 14:1.)

cieli Il termine qui usato può riferirsi sia al cielo letterale sia ai cieli spirituali.

mentre pregava Nel suo Vangelo Luca dà particolare risalto alla preghiera. Diverse preghiere fatte da Gesù vengono menzionate solo da lui. Ad esempio, qui Luca aggiunge il dettaglio che Gesù stava pregando quando si battezzò. A quanto pare alcune delle significative parole di quella preghiera furono successivamente messe per iscritto da Paolo (Eb 10:5-9). Altri casi in cui Luca è l’unico a menzionare Gesù nell’atto di pregare si trovano in Lu 5:16; 6:12; 9:18, 28; 11:1; 23:46.

cielo Vedi approfondimento a Mt 3:16.

il cielo si aprì Dio evidentemente fece in modo che Gesù prendesse coscienza delle cose celesti, ed è probabile che tra queste cose ci fosse il ricordo della sua vita preumana. Alcune frasi che Gesù pronunciò in seguito, specie l’accorata preghiera che fece la sera di Pasqua del 33, indicano che era a conoscenza della sua esistenza preumana. Quella preghiera indica inoltre che ricordava sia le cose che aveva visto e sentito dal Padre sia la gloria che lui stesso aveva avuto in cielo (Gv 6:46; 7:28, 29; 8:26, 28, 38; 14:2; 17:5). Può darsi che a Gesù fu dato di ricordare queste cose al momento del battesimo e dell’unzione.

dalla nube venne una voce Il secondo dei tre casi riportati nei Vangeli in cui Geova parla direttamente a degli esseri umani. (Vedi approfondimenti a Lu 3:22; Gv 12:28.)

una voce Il terzo dei tre casi riportati nei Vangeli in cui Geova parla direttamente a degli esseri umani. La prima volta fu al battesimo di Gesù nel 29, come riportato in Mt 3:16, 17; Mr 1:11 e Lu 3:22. La seconda fu in occasione della trasfigurazione di Gesù nel 32, come riportato in Mt 17:5, Mr 9:7 e Lu 9:35. La terza, di cui si parla solo nel Vangelo di Giovanni, fu poco prima dell’ultima Pasqua di Gesù, nel 33. In questa circostanza Geova rispose alla richiesta di Gesù che il Padre glorificasse il proprio nome.

Tu sei mio Figlio In qualità di creatura spirituale, Gesù era il Figlio di Dio (Gv 3:16). In qualità di essere umano, dalla nascita Gesù era un “figlio di Dio” come lo era stato Adamo prima di peccare (Lu 1:35; 3:38). Sembra comunque ragionevole concludere che con queste parole Dio non stava semplicemente rivelando l’identità di Gesù. Con tale dichiarazione, accompagnata dal versamento dello spirito santo, Dio stava evidentemente indicando che Gesù era suo Figlio generato dallo spirito, ‘nato di nuovo’ con la speranza di tornare a vivere in cielo e unto con lo spirito per essere il Re e Sommo Sacerdote che lui aveva scelto (Gv 3:3-6; 6:51; confronta Lu 1:31-33; Eb 2:17; 5:1, 4-10; 7:1-3).

Io ti ho approvato O “Io mi compiaccio di te”. Lo stesso verbo è usato in Mt 12:18, una citazione di Isa 42:1 che riguarda il promesso Messia, o Cristo. Il versamento dello spirito santo e questa dichiarazione di Dio furono una chiara dimostrazione del fatto che Gesù fosse il Messia promesso. (Vedi approfondimenti a Mt 3:17; 12:18.)

come una colomba Le colombe avevano sia una funzione sacra sia un significato simbolico: venivano offerte in sacrificio (Mr 11:15; Gv 2:14-16) ed erano simbolo di innocenza e purezza (Mt 10:16). Noè fece uscire dall’arca una colomba che riportò indietro una foglia d’olivo, il che indicò che le acque del diluvio stavano diminuendo (Gen 8:11) e che era vicino un periodo di riposo, sollievo e pace (Gen 5:29). Pertanto, al battesimo di Gesù, Geova potrebbe aver usato la colomba per richiamare l’attenzione sul ruolo di Gesù quale Messia. Lui, il Figlio di Dio puro e innocente, avrebbe sacrificato la sua vita per l’umanità e posto le basi per un periodo di riposo, sollievo e pace durante il suo Regno. Il modo in cui lo spirito santo di Dio, o la sua forza attiva, scese su Gesù al battesimo potrebbe aver ricordato il battito d’ali di una colomba che si avvicina al trespolo.

dal cielo venne una voce Il primo dei tre casi riportati nei Vangeli in cui si legge che degli esseri umani udirono Geova stesso parlare. (Vedi approfondimenti a Lu 9:35; Gv 12:28.)

Tu sei mio Figlio Vedi approfondimento a Mr 1:11.

Io ti ho approvato Vedi approfondimento a Mr 1:11.

Sealtiel, figlio di Neri In base a 1Cr 3:17 e Mt 1:12, Sealtiel era figlio di Ieconia e non di Neri. Forse Sealtiel aveva sposato la figlia di Neri, diventandone il genero; per questo poteva essere chiamato “figlio di Neri”. Negli elenchi genealogici ebraici non era insolito che un genero fosse definito figlio. In base a questo anche Luca chiamò Giuseppe “figlio di Eli”, sebbene Eli, a quanto pare, fosse il padre di Maria. (Vedi approfondimento a Lu 3:23.)

storia di Gesù Cristo Matteo traccia la genealogia passando da Salomone, figlio di Davide, mentre Luca traccia la genealogia passando da un altro figlio di Davide, Natan (Mt 1:6, 7; Lu 3:31). Matteo dimostra che Gesù aveva il diritto legale al trono di Davide in quanto discendente di Salomone per mezzo di Giuseppe, che legalmente era il padre di Gesù. Luca, invece, elenca evidentemente gli antenati di Maria, tracciando così la discendenza naturale di Gesù da Davide.

Giuseppe Il resoconto di Matteo non usa il verbo “generare” (vedi approfondimento a Mt 1:2) per descrivere il legame di parentela tra Giuseppe e Gesù. Dice semplicemente che Giuseppe era marito di Maria, dalla quale nacque Gesù. Laddove in italiano si legge “dalla quale”, l’originale greco presenta un pronome relativo femminile, che qui può riferirsi solo a Maria. Quindi la genealogia di Matteo, sebbene dimostri che Gesù non è figlio biologico di Giuseppe, sottolinea il fatto che Gesù ne è figlio putativo e quindi erede legale di Davide. La genealogia di Luca, invece, sottolinea il fatto che Gesù, tramite sua madre Maria, è l’erede naturale di Davide.

Sealtiel, figlio di Neri In base a 1Cr 3:17 e Mt 1:12, Sealtiel era figlio di Ieconia e non di Neri. Forse Sealtiel aveva sposato la figlia di Neri, diventandone il genero; per questo poteva essere chiamato “figlio di Neri”. Negli elenchi genealogici ebraici non era insolito che un genero fosse definito figlio. In base a questo anche Luca chiamò Giuseppe “figlio di Eli”, sebbene Eli, a quanto pare, fosse il padre di Maria. (Vedi approfondimento a Lu 3:23.)

iniziò la sua opera O “iniziò il suo ministero”, “cominciò a insegnare”. Lett. “iniziò”. Luca usa la stessa espressione greca anche in At 1:21, 22 e 10:37, 38 in riferimento all’inizio del ministero terreno di Gesù. Il suo ministero implicava l’attività di predicare, insegnare e fare discepoli.

era figlio, come si riteneva, di Giuseppe In realtà Giuseppe era il padre putativo di Gesù, dato che Gesù era stato concepito mediante lo spirito santo. Comunque, coloro che vivevano a Nazaret avevano visto che Gesù era stato cresciuto da Giuseppe e Maria; era quindi naturale che lo considerassero figlio di Giuseppe. Questo emerge anche da altri passi, come Mt 13:55 e Lu 4:22, dove è scritto che gli abitanti di Nazaret chiamavano Gesù “figlio del falegname” e “figlio di Giuseppe”. In un’occasione alcuni, turbati dalle parole di Gesù, dissero: “Ma questo non è Gesù, il figlio di Giuseppe? Conosciamo suo padre e sua madre” (Gv 6:42). Inoltre Filippo disse a Natanaele: “Abbiamo trovato [...] Gesù, il figlio di Giuseppe” (Gv 1:45). Qui Luca conferma semplicemente quanto fosse diffusa l’idea che Gesù fosse “figlio di Giuseppe”.

come si riteneva O forse “com’era stabilito per legge”. L’espressione greca ammette anche quest’ultima resa suggerita da alcuni studiosi. In questo contesto, la resa in questione trasmetterebbe l’idea di essere riconosciuto legalmente in base a registrazioni genealogiche disponibili al momento. Comunque, la resa adottata nella Traduzione del Nuovo Mondo è appoggiata dalla maggioranza degli studiosi.

Giuseppe, figlio di Eli In base a Mt 1:16, “Giacobbe generò Giuseppe, marito di Maria”. Nel racconto di Luca, Giuseppe viene chiamato “figlio di Eli”, evidentemente nel senso che era il genero di Eli. (Per un caso simile, vedi approfondimento a Lu 3:27.) Nelle genealogie gli ebrei usavano includere solo gli uomini; per esempio nel tracciare la discendenza da un nonno a un nipote passando da una figlia, riportavano il nome del genero, e non quello della figlia. Questo potrebbe essere il motivo per cui, invece di menzionare Maria, Luca menziona il marito di lei. Dato che evidentemente Luca traccia la discendenza di Gesù passando da Maria, si può concludere che Eli fosse il padre di Maria e il nonno materno di Gesù. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1, 16; Lu 3:27.)

Giuseppe, figlio di Eli In base a Mt 1:16, “Giacobbe generò Giuseppe, marito di Maria”. Nel racconto di Luca, Giuseppe viene chiamato “figlio di Eli”, evidentemente nel senso che era il genero di Eli. (Per un caso simile, vedi approfondimento a Lu 3:27.) Nelle genealogie gli ebrei usavano includere solo gli uomini; per esempio nel tracciare la discendenza da un nonno a un nipote passando da una figlia, riportavano il nome del genero, e non quello della figlia. Questo potrebbe essere il motivo per cui, invece di menzionare Maria, Luca menziona il marito di lei. Dato che evidentemente Luca traccia la discendenza di Gesù passando da Maria, si può concludere che Eli fosse il padre di Maria e il nonno materno di Gesù. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1, 16; Lu 3:27.)

Zorobabele, figlio di Sealtiel Anche se in molti punti Zorobabele è definito “figlio di Sealtiel” (Esd 3:2, 8; 5:2; Ne 12:1; Ag 1:1, 12, 14; 2:2, 23; Mt 1:12), in un versetto è menzionato tra i “figli di Pedaia”, fratello di Sealtiel (1Cr 3:17-19). Zorobabele probabilmente era figlio biologico di Pedaia, ma sembra che fosse legalmente riconosciuto come figlio di Sealtiel. Se Pedaia morì quando suo figlio Zorobabele era bambino, Sealtiel, fratello maggiore di Pedaia, potrebbe averlo cresciuto come proprio figlio. Oppure, se Sealtiel morì senza figli e Pedaia ne sposò la moglie (in base alla consuetudine del levirato), il figlio che Pedaia ebbe dalla vedova di Sealtiel sarebbe stato l’erede legale di Sealtiel.

Sealtiel, figlio di Neri In base a 1Cr 3:17 e Mt 1:12, Sealtiel era figlio di Ieconia e non di Neri. Forse Sealtiel aveva sposato la figlia di Neri, diventandone il genero; per questo poteva essere chiamato “figlio di Neri”. Negli elenchi genealogici ebraici non era insolito che un genero fosse definito figlio. In base a questo anche Luca chiamò Giuseppe “figlio di Eli”, sebbene Eli, a quanto pare, fosse il padre di Maria. (Vedi approfondimento a Lu 3:23.)

Gesù Corrisponde al nome ebraico Iesua (Yeshùaʽ) o Giosuè (Yehoshùaʽ, forma estesa dello stesso nome), il cui significato è “Geova è salvezza”.

Gesù O “Giosuè (Iesua)”. Alcuni manoscritti antichi qui riportano “Iose(s)”. (Vedi approfondimento a Mt 1:21.)

storia di Gesù Cristo Matteo traccia la genealogia passando da Salomone, figlio di Davide, mentre Luca traccia la genealogia passando da un altro figlio di Davide, Natan (Mt 1:6, 7; Lu 3:31). Matteo dimostra che Gesù aveva il diritto legale al trono di Davide in quanto discendente di Salomone per mezzo di Giuseppe, che legalmente era il padre di Gesù. Luca, invece, elenca evidentemente gli antenati di Maria, tracciando così la discendenza naturale di Gesù da Davide.

Giuseppe Il resoconto di Matteo non usa il verbo “generare” (vedi approfondimento a Mt 1:2) per descrivere il legame di parentela tra Giuseppe e Gesù. Dice semplicemente che Giuseppe era marito di Maria, dalla quale nacque Gesù. Laddove in italiano si legge “dalla quale”, l’originale greco presenta un pronome relativo femminile, che qui può riferirsi solo a Maria. Quindi la genealogia di Matteo, sebbene dimostri che Gesù non è figlio biologico di Giuseppe, sottolinea il fatto che Gesù ne è figlio putativo e quindi erede legale di Davide. La genealogia di Luca, invece, sottolinea il fatto che Gesù, tramite sua madre Maria, è l’erede naturale di Davide.

Giuseppe, figlio di Eli In base a Mt 1:16, “Giacobbe generò Giuseppe, marito di Maria”. Nel racconto di Luca, Giuseppe viene chiamato “figlio di Eli”, evidentemente nel senso che era il genero di Eli. (Per un caso simile, vedi approfondimento a Lu 3:27.) Nelle genealogie gli ebrei usavano includere solo gli uomini; per esempio nel tracciare la discendenza da un nonno a un nipote passando da una figlia, riportavano il nome del genero, e non quello della figlia. Questo potrebbe essere il motivo per cui, invece di menzionare Maria, Luca menziona il marito di lei. Dato che evidentemente Luca traccia la discendenza di Gesù passando da Maria, si può concludere che Eli fosse il padre di Maria e il nonno materno di Gesù. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1, 16; Lu 3:27.)

Natan Figlio che Davide ebbe da Betsabea e dal quale discendeva Maria (2Sa 5:13, 14; 1Cr 3:5). Questo è l’unico punto delle Scritture Greche Cristiane in cui viene menzionato. Buona parte della genealogia di Gesù riportata in Luca differisce da quella riportata in Matteo; questa differenza si può spiegare se si tiene conto del fatto che Luca traccia la genealogia passando da Natan, figlio di Davide, mentre Matteo traccia la genealogia passando da Salomone, un altro figlio di Davide (Mt 1:6, 7). A quanto pare Luca elenca gli antenati di Maria, tracciando così la discendenza naturale di Gesù da Davide, mentre Matteo dimostra che Gesù aveva il diritto legale al trono di Davide in quanto discendente di Salomone per mezzo di Giuseppe, che legalmente era il padre di Gesù. Sia Matteo che Luca indicano che Giuseppe era il padre putativo di Gesù. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1, 16; Lu 3:23.)

Salmon In alcuni antichi manoscritti la grafia greca è “Sala”, mentre in altri è “Salmon”. Salmon sposò Raab di Gerico, e i due ebbero un figlio di nome Boaz (Ru 4:20-22; Mt 1:4, 5). In 1Cr 2:11 viene usata una diversa grafia ebraica di questo nome; si legge infatti: “Salma generò Boaz”.

Arni Questa è una variante di Ram (in greco Aràm), nome riportato in Mt 1:3, 4. In 1Cr 2:9 Ram viene menzionato tra “i figli che nacquero a Ezron”, e in Ru 4:19 si legge che “Ezron generò Ram”. In questo versetto di Luca alcuni manoscritti contengono “Ram”, ma in diversi manoscritti autorevoli è attestata la lezione “Arni”.

figlio di Cainan Alcuni antichi manoscritti qui omettono l’espressione “figlio di Cainan”. Questa omissione concorda con il testo masoretico di Gen 10:24; 11:12, 13 e 1Cr 1:18, dove si legge che il figlio di Arpacsad era Sela. Comunque, il nome Cainan compare in questi elenchi genealogici in copie disponibili della Settanta greca, come ad esempio nel codice Alessandrino del V secolo. Un gran numero di manoscritti del Vangelo di Luca contiene l’espressione “figlio di Cainan”, ed è per questo che la maggioranza delle traduzioni della Bibbia la riporta.

figlio di Adamo Luca fa risalire la genealogia di Gesù fino ad Adamo, progenitore di tutta l’umanità. Questo è coerente con l’intento con il quale Luca scrisse il suo Vangelo: portare una buona notizia a tutti, sia ebrei che non ebrei. Matteo, che sembra abbia scritto il suo Vangelo specialmente per gli ebrei, fa invece risalire la genealogia di Gesù fino ad Abraamo. La portata universale del Vangelo di Luca è anche evidente dal fatto che menzioni come il messaggio e le opere di Cristo recarono beneficio a qualsiasi tipo di persona: da un lebbroso samaritano a un ricco esattore di tasse, fino ad arrivare a un ladro condannato a morire su un palo (Lu 17:11-19; 19:2-10; 23:39-43).

Adamo, figlio di Dio Questa espressione fa riferimento all’origine dell’umanità e concorda con quanto viene detto in Genesi, dove si legge che il primo uomo fu creato da Dio e a immagine di Dio (Gen 1:26, 27; 2:7). Inoltre fa luce su altre affermazioni ispirate, come quelle riportate in Ro 5:12; 8:20, 21 e 1Co 15:22, 45.

Galleria multimediale

Tiberio Cesare
Tiberio Cesare

Tiberio nacque nel 42 a.E.V. Nel 14 E.V. diventò il secondo imperatore di Roma. Morì a marzo del 37. Regnò durante tutto il ministero di Gesù, perciò era lui il Cesare in carica quando Gesù disse riguardo alla moneta del tributo: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare” (Mr 12:14-17; Mt 22:17-21; Lu 20:22-25).

Moneta coniata da Erode Antipa
Moneta coniata da Erode Antipa

In queste foto si possono vedere entrambe le facce di una moneta in lega di rame che risale più o meno all’epoca del ministero di Gesù. La moneta fu commissionata da Erode Antipa, tetrarca della Galilea e della Perea. Gesù probabilmente stava attraversando la Perea alla volta di Gerusalemme quando i farisei gli dissero che Erode voleva ucciderlo. Nella sua risposta Gesù chiamò Erode “quella volpe”. (Vedi approfondimento a Lu 13:32.) Dal momento che i sudditi di Erode erano per la maggior parte ebrei, le monete da lui coniate riproducevano simboli come (1) un ramo di palma e (2) una ghirlanda, ovvero immagini che non li avrebbero offesi.

Deserto
Deserto

I termini originali resi “deserto” nella Bibbia (l’ebraico midhbàr e il greco èremos) in genere si riferiscono a terre non coltivate e scarsamente popolate, a steppe in cui crescono arbusti ed erba o addirittura a pascoli. Questi termini, però, possono anche indicare regioni senz’acqua, cioè deserti veri e propri. Il “deserto” a cui generalmente fanno riferimento i Vangeli è il deserto della Giudea. Questo è il deserto in cui visse e predicò Giovanni e dove Gesù fu tentato dal Diavolo (Mr 1:12).

Sandali
Sandali

Nei tempi biblici, i sandali consistevano in una suola piatta di cuoio, legno o altre fibre che aveva dei lacci di cuoio che si legavano al piede. I sandali assumevano un valore simbolico in alcuni tipi di transazione ed erano anche usati all’interno di espressioni figurate. Ad esempio, la Legge stabiliva che una vedova togliesse il sandalo a colui che rifiutava di assolvere il suo dovere di cognato, e che in segno di biasimo alla famiglia dell’uomo venisse affibbiato il nome “la casa di colui al quale fu tolto il sandalo” (De 25:9, 10). Il passaggio di una proprietà o di un diritto di riscatto era rappresentato dal gesto di dare il proprio sandalo a un altro (Ru 4:7). Slacciare i sandali a qualcuno oppure portarglieli era considerato un lavoro umile, spesso svolto dagli schiavi. Giovanni Battista fece riferimento a questa consuetudine per indicare la sua inferiorità rispetto al Cristo.

Trebbiatura
Trebbiatura

Nell’immagine si vede (1) la riproduzione di due trebbie, o slitte per la trebbiatura, capovolte, nella cui parte inferiore erano conficcate pietre acuminate (Isa 41:15). Il contadino spargeva i covoni sull’aia; poi, come mostrato nella seconda foto (2), saliva sulla slitta per fare da peso e si faceva trascinare sul cereale da un animale, ad esempio un toro. Gli zoccoli dell’animale e le pietre aguzze sotto la slitta tagliuzzavano e frantumavano spighe e steli, separando i chicchi dal resto. Il contadino poi usava (3) un forcone o una pala per ventilare con cui lanciava in aria il cereale trebbiato. Il vento portava via la pula, mentre i chicchi, che erano più pesanti, cadevano a terra. Nella Bibbia la trebbiatura è usata come appropriato simbolo del fatto che i nemici di Geova saranno battuti e annientati (Ger 51:33; Mic 4:12, 13). Giovanni Battista ricorse alla trebbiatura per illustrare la separazione dei giusti dai malvagi.