Vangelo secondo Luca 12:1-59

12  Nel frattempo si era radunata una folla di così tante migliaia di persone che ci si calpestava gli uni gli altri. Gesù si rivolse prima di tutto ai suoi discepoli dicendo: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è ipocrisia.+  Comunque, non c’è nulla di accuratamente occultato che non sarà rivelato, e niente di segreto che non si verrà a sapere.+  Perciò qualunque cosa diciate nelle tenebre sarà udito nella luce, e ciò che bisbigliate* nelle stanze private sarà predicato dalle terrazze.  Inoltre, a voi amici miei+ dico: non temete quelli che uccidono il corpo e poi non possono fare nient’altro.+  Vi dirò io chi temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha l’autorità di gettare nella Geènna.+ Ve lo dico, temete lui.+  Cinque passeri non si vendono forse per due monete di piccolo valore? Eppure nemmeno uno di loro viene dimenticato da Dio.*+  Quanto a voi, perfino i capelli della vostra testa sono tutti contati.+ Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri.+  “Vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini,+ anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio.+  Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.+ 10  E chiunque dica una parola contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato, ma chi bestemmia contro lo spirito santo non sarà perdonato.+ 11  Quando vi porteranno davanti ad assemblee pubbliche, funzionari governativi e autorità, non preoccupatevi di cosa direte in vostra difesa o di come lo direte, né di ciò che dichiarerete,+ 12  perché proprio in quel momento lo spirito santo vi insegnerà quello che dovrete dire”.+ 13  Poi qualcuno tra la folla gli disse: “Maestro, di’ a mio fratello di dividere l’eredità con me”. 14  Gesù replicò: “Uomo, chi mi ha nominato giudice o arbitro fra voi due?” 15  Dopodiché disse loro: “Tenete gli occhi aperti e guardatevi da ogni forma di avidità,+ perché anche quando si è nell’abbondanza, la vita non dipende dalle cose che si possiedono”.+ 16  Quindi narrò loro questa parabola: “La terra di un ricco produsse bene, 17  tanto che lui cominciò a pensare: ‘Cosa posso fare ora che non so dove mettere i miei raccolti?’ 18  Allora disse: ‘Ecco cosa farò:+ demolirò i miei depositi e ne costruirò di più grandi, e vi ammasserò tutto il mio grano e tutti i miei beni. 19  Poi mi dirò: “Tu hai da parte molte cose buone, e per molti anni: prenditela comoda, mangia, bevi e divertiti”’. 20  Ma Dio gli disse: ‘Stolto, questa notte ti chiederanno la vita. E a quel punto chi si godrà le cose che hai accumulato?’+ 21  Questo è ciò che accadrà a chi accumula tesori per sé stesso ma non è ricco agli occhi di Dio”.+ 22  Quindi disse ai suoi discepoli: “È per questo motivo che vi dico: smettete di essere ansiosi per la vostra vita, riguardo a quello che mangerete, o per il vostro corpo, riguardo a quello che indosserete.+ 23  Infatti, la vita vale più del cibo e il corpo più dei vestiti. 24  Prendete per esempio i corvi: non seminano né mietono, non hanno granai né depositi, eppure Dio li nutre.+ Voi non valete forse molto più degli uccelli?+ 25  Chi di voi, essendo ansioso, può allungare di un cubito la durata della propria vita? 26  Se dunque non potete fare nemmeno una cosa tanto piccola, a che serve essere ansiosi per le altre?+ 27  Riflettete su come crescono i gigli: non faticano né filano, eppure vi dico che nemmeno Salomone in tutta la sua gloria si adornò come uno di loro.+ 28  Quindi, se Dio veste così la vegetazione dei campi, che oggi c’è e domani viene gettata nel forno, quanto più vestirà voi, uomini di poca fede! 29  Smettete perciò di cercare cosa mangiare e cosa bere, e smettete di angosciarvi,+ 30  perché sono le nazioni del mondo che vanno all’affannosa ricerca di tutte queste cose, ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.+ 31  Piuttosto, continuate a cercare il suo Regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta.+ 32  “Non aver timore, piccolo gregge,+ perché il Padre vostro ha deciso di darvi il Regno.+ 33  Vendete i vostri possedimenti e fate doni di misericordia.+ Procuratevi delle borse per il denaro che non si consumino: un tesoro inesauribile nei cieli,+ dove il ladro non arriva e la tarma non distrugge. 34  Infatti, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. 35  “Tenete le vostre vesti legate sui fianchi+ e le lampade accese,+ 36  e siate come uomini che aspettano il loro signore di ritorno*+ dal matrimonio,*+ così da aprirgli non appena arriva e bussa. 37  Felici quegli schiavi che il signore, quando viene, trova svegli! In verità vi dico che lui si legherà la veste sui fianchi e li farà mettere a tavola e, avvicinatosi, li servirà. 38  E se viene alla seconda vigilia, o addirittura alla terza, e li trova svegli, felici loro! 39  Ma sappiate questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non permetterebbe che la sua casa fosse scassinata.+ 40  Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo viene in un’ora che non vi aspettate”.+ 41  Quindi Pietro chiese: “Signore, narri questa parabola solo a noi o a tutti?” 42  E il Signore disse: “Chi è in realtà l’economo fedele, il saggio, che il suo signore costituirà sui propri servitori per dar loro la loro porzione di cibo al tempo giusto?+ 43  Felice quello schiavo se il suo signore, quando verrà, lo troverà a far questo! 44  Con piena certezza vi dico: lo costituirà sopra tutti i suoi averi. 45  Ma se mai quello schiavo dicesse nel suo cuore: ‘Il mio signore tarda a venire’,+ e cominciasse a picchiare i servi e le serve, e a mangiare, a bere e a ubriacarsi,+ 46  il signore verrà in un giorno in cui lo schiavo non l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con la massima severità, riservandogli ciò che meritano gli infedeli. 47  Quello schiavo dunque che ha capito la volontà del suo signore ma non si è preparato o non ha fatto secondo quanto gli era stato chiesto* sarà picchiato con molti colpi.+ 48  Ma chi non ha capito e per questo ha fatto cose per cui meriterebbe di essere picchiato riceverà pochi colpi. In realtà, a chiunque è stato dato molto sarà richiesto molto, e a colui al quale è stato affidato molto sarà richiesto più del solito.+ 49  “Sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra, e cos’altro posso desiderare se è già stato acceso? 50  Ma ho un battesimo+ con il quale devo essere battezzato, e finché non sarà compiuto sarò davvero angosciato!+ 51  Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, piuttosto discordia.+ 52  Infatti d’ora in poi se in una casa ci saranno cinque persone, queste saranno divise: tre contro due, e due contro tre. 53  Saranno divisi: il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, la madre contro la figlia e la figlia contro la madre, la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera”.+ 54  Disse inoltre alle folle: “Quando vedete una nuvola che viene da ovest, subito dite: ‘Sta per arrivare un temporale’,* e infatti così succede. 55  E quando vedete che soffia un vento da sud, dite: ‘Farà caldo’, e così accade. 56  Ipocriti, sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai allora non sapete valutare questo particolare tempo?+ 57  Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? 58  Per esempio, quando vai da un funzionario insieme al tuo avversario in giudizio, datti da fare per risolvere la questione mentre sei in cammino, così che il tuo avversario non ti trascini davanti al giudice, il giudice non ti consegni all’ufficiale giudiziario e l’ufficiale giudiziario non ti metta in prigione.+ 59  Ti dico: di certo non uscirai di là finché non avrai pagato anche l’ultima monetina”.

Note in calce

Lett. “avete proferito all’orecchio”.
O “viene trascurato da Dio”, “è sfuggito all’attenzione di Dio”.
O “aspettano che il loro signore se ne vada (si accomiati)”
O “festa nuziale”.
O “secondo la volontà del signore”.
O “pioggia”.

Approfondimenti

di così tante migliaia di persone Lett. “delle miriadi”. Il termine greco qui usato indica letteralmente un gruppo di 10.000, cioè una miriade, ma può anche essere utilizzato in riferimento a un numero molto grande e imprecisato.

lievito Nella Bibbia il “lievito” è spesso usato come simbolo di corruzione e peccato. Qui si riferisce a insegnamenti corrotti e influenze corruttrici (Mt 16:6, 11, 12; 1Co 5:6-8).

predicatelo dalle terrazze Espressione idiomatica usata con il significato di “dichiarare pubblicamente”. Nei tempi biblici dai tetti a terrazza si potevano fare annunci o portare rapidamente all’attenzione pubblica certi fatti (2Sa 16:22).

nella luce Cioè in pubblico, apertamente.

sarà predicato dalle terrazze Vedi approfondimento a Mt 10:27.

Geenna La parola “Geenna” viene dall’espressione ebraica geh hinnòm, che significa “valle di Innom”, la quale è ubicata a S e SO del sito dell’antica Gerusalemme. (Vedi App. B12, cartina “Gerusalemme e dintorni”.) Al tempo di Gesù questa valle era un luogo in cui venivano bruciati i rifiuti, il che ne faceva un simbolo calzante di distruzione completa. (Vedi Glossario.)

passeri Qui compare la parola greca strouthìon, un diminutivo usato per qualunque uccellino, ma spesso utilizzato in riferimento ai passeri, gli uccelli più a buon mercato tra quelli venduti come cibo.

passeri Vedi approfondimento a Mt 10:29.

per due monete di piccolo valore Lett. “per 2 assi”. In precedenza, durante il terzo giro di predicazione in Galilea, Gesù aveva detto che due passeri costavano un asse (Mt 10:29). L’asse era l’equivalente della paga di 45 minuti di lavoro. (Vedi App. B14.) Come leggiamo qui in Luca, durante il suo ministero in Giudea, evidentemente circa un anno più tardi, Gesù dice che con 2 assi si potevano comprare cinque passeri. Confrontando i due racconti, si evince che i passeri avevano così poco valore per i commercianti che il quinto era compreso nel prezzo.

perfino i capelli della vostra testa sono tutti contati Si calcola che il numero di capelli di un essere umano è in media superiore a 100.000. La profonda conoscenza che ha Geova di questi dettagli è una garanzia del fatto che si interessa vivamente di ciascun discepolo di Cristo.

perfino i capelli della vostra testa sono tutti contati Vedi approfondimento a Mt 10:30.

tribunali Nelle Scritture Greche Cristiane il termine originale synèdrion, qui usato al plurale e reso “tribunali”, si riferisce in genere al Sinedrio, la corte suprema giudaica che si trovava a Gerusalemme. (Vedi Glossario, “Sinedrio”, e approfondimenti a Mt 5:22; 26:59.) Tuttavia era anche un termine generico usato per indicare un’assemblea o una riunione; qui designa i tribunali locali che avevano sede presso le sinagoghe e avevano l’autorità di infliggere pene come la flagellazione e la scomunica (Mt 23:34; Mr 13:9; Lu 21:12; Gv 9:22; 12:42; 16:2).

assemblee pubbliche O forse “sinagoghe”. Il sostantivo greco qui usato (synagogè) letteralmente significa “riunione”, “assemblea”. Nelle Scritture Greche Cristiane si riferisce quasi sempre all’edificio o al luogo in cui gli ebrei si radunavano per la lettura delle Scritture, l’insegnamento, la predicazione e la preghiera. (Vedi Glossario, “sinagoga”.) Anche se in questo contesto il termine potrebbe riferirsi alle “sinagoghe”, presso le quali avevano sede i tribunali locali (vedi approfondimento a Mt 10:17), sembra che sia usato in senso più ampio per indicare quelle riunioni a cui poteva partecipare chiunque, sia ebrei che non ebrei. Queste assemblee erano organizzate per perseguire legalmente un cristiano e forse anche per emettere una qualche forma di sentenza contro di lui a motivo della sua fede.

dividere l’eredità con me La Legge mosaica stabiliva in modo molto chiaro come andava divisa l’eredità tra i fratelli. Al primogenito spettava il doppio rispetto agli altri figli perché doveva assumersi la responsabilità di capofamiglia (De 21:17). Il resto dell’eredità doveva essere spartito fra gli altri eredi. Probabilmente l’uomo menzionato in questo versetto desiderava avidamente più di quanto gli spettasse di diritto. Questo potrebbe spiegare l’intervento inopportuno con cui interruppe il discorso spirituale di Gesù per fargli questa richiesta venale. Saggiamente Gesù non si fece coinvolgere in quella controversia; piuttosto, proseguì mettendo in guardia dai pericoli dell’avidità.

arbitro O “ripartitore”, “spartitore”, in questo contesto nel senso di qualcuno con l’autorità di ripartire beni ed eredità. Qui Gesù riconosce che non era necessario che lui entrasse nel merito di quella questione, visto che era già chiaramente definita dalla Legge mosaica. Tra l’altro, la Legge stabiliva che fossero gli anziani a gestire le dispute finanziarie. Inoltre Gesù sapeva che era stato mandato sulla terra non per occuparsi di questioni secolari ma per predicare la buona notizia del Regno di Dio.

avidità O “concupiscenza”. Alla lettera il sostantivo greco pleonexìa porta in sé l’idea di “avere di più”, e denota un insaziabile desiderio di avere di più. Questo termine greco compare anche in Ef 4:19; 5:3, e in Col 3:5, dove dell’avidità Paolo dice “che è idolatria”.

parabole La parola greca parabolè, che etimologicamente indica “il mettere una cosa accanto all’altra”, può riferirsi a una parabola, un proverbio, un paragone o un esempio. Gesù spesso spiegava una cosa mettendola accanto, o paragonandola, a una simile (Mr 4:30). Le sue parabole erano brevi narrazioni, di solito immaginarie, da cui si ricavava una morale o una verità spirituale.

vita O “anima”. Come menzionato negli approfondimenti a Lu 12:19, il significato del termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, va stabilito in base al contesto. Qui psychè si riferisce alla vita di una persona. (Vedi Glossario, “anima”.)

mi dirò O “dirò alla mia anima”. Il termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, ricorre tre volte nei vv. 19-20. Il significato va stabilito in base al contesto. (Vedi Glossario, “anima”.) Qui si riferisce alla persona stessa, la persona in carne e ossa, e non a un’entità invisibile e impalpabile all’interno del suo corpo. Ecco perché l’espressione “dirò alla mia anima” equivale fondamentalmente a “mi dirò”. (Vedi l’approfondimento Tu in questo versetto e approfondimento a Lu 12:20.)

Tu O “anima, tu”. Quell’uomo stolto si sta rivolgendo a sé stesso. Come spiegato nell’approfondimento mi dirò in questo versetto, il termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, qui si riferisce alla persona stessa. (Vedi Glossario, “anima”.)

mi dirò O “dirò alla mia anima”. Il termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, ricorre tre volte nei vv. 19-20. Il significato va stabilito in base al contesto. (Vedi Glossario, “anima”.) Qui si riferisce alla persona stessa, la persona in carne e ossa, e non a un’entità invisibile e impalpabile all’interno del suo corpo. Ecco perché l’espressione “dirò alla mia anima” equivale fondamentalmente a “mi dirò”. (Vedi l’approfondimento Tu in questo versetto e approfondimento a Lu 12:20.)

Tu O “anima, tu”. Quell’uomo stolto si sta rivolgendo a sé stesso. Come spiegato nell’approfondimento mi dirò in questo versetto, il termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, qui si riferisce alla persona stessa. (Vedi Glossario, “anima”.)

Stolto O “irragionevole”. Per come sono usati nella Bibbia, i termini “stolto” e “irragionevole” non si riferiscono a una persona poco intelligente ma in genere a chi si rifiuta di agire in modo ragionevole e ha un comportamento che non tiene conto dei princìpi morali e che non è in armonia con le giuste norme di Dio.

ti chiederanno la vita Qui in greco, come in italiano, il verbo è alla terza persona plurale. All’interno di questa parabola, però, non si accenna a un numero plurale di esseri umani o angeli che faccia da soggetto del verbo in questione. L’espressione “ti chiederanno la vita” indica semplicemente quello che sarebbe successo all’uomo. Gesù non specificò in che modo l’uomo della parabola sarebbe morto o chi gli avrebbe tolto la vita. Il punto era che in un modo o nell’altro quella notte l’uomo sarebbe morto. Questa porzione del versetto potrebbe quindi essere resa anche con la forma passiva “ti sarà chiesta la vita”.

vita O “anima”. Come menzionato negli approfondimenti a Lu 12:19, il significato del termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, va stabilito in base al contesto. Qui psychè si riferisce alla vita di una persona. (Vedi Glossario, “anima”.)

ricco agli occhi di Dio Cioè ricco di cose che sono importanti dal punto di vista di Dio.

smettete di essere ansiosi O “smettete di preoccuparvi”. Il tempo del verbo greco qui presente costruito con la negazione esprime l’ordine di interrompere un’azione che è già iniziata. Il verbo può riferirsi alle preoccupazioni che affollano la mente di una persona e la distraggono al punto di farle perdere la gioia. Lo stesso verbo compare in Mt 6:27, 28, 31, 34.

smettete di essere ansiosi O “smettete di preoccuparvi”. Il tempo del verbo greco qui presente costruito con la negazione esprime l’ordine di interrompere un’azione che è già iniziata. Il verbo (merimnào) può riferirsi alle preoccupazioni che affollano la mente di una persona e la distraggono al punto di farle perdere la gioia. Lo stesso verbo compare anche in Lu 12:11, 25, 26, ed è usato da Paolo in 1Co 7:32-34 e Flp 4:6. (Vedi approfondimento a Mt 6:25.)

vita O “anima”. Il termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, qui si riferisce alla vita di una persona. (Vedi Glossario, “anima”.)

vita O “anima”. Come nel precedente versetto, anche qui il termine greco psychè si riferisce alla vita di una persona. Menzionando insieme vita (anima) e corpo, il versetto fa riferimento alla persona nella sua totalità.

corvi Nelle Scritture Greche Cristiane il corvo è menzionato solo qui. Quando fece un simile ragionamento durante il Discorso della Montagna, Gesù non menzionò un uccello specifico (Mt 6:26). Le parole riportate in Luca sono pronunciate da Gesù durante il suo ministero in Giudea, circa 18 mesi dopo aver pronunciato il Discorso della Montagna in Galilea. Qui Gesù sottolinea il concetto richiamando l’attenzione sul corvo, uccello che secondo il patto della Legge era impuro (Le 11:13, 15). Evidentemente vuole insegnare che, dato che Dio provvede il necessario ai corvi impuri, di certo non abbandonerà mai chi ha fiducia in lui.

allungare di un cubito la durata della propria vita La parola tradotta “cubito” (lett. “avambraccio”) indica una piccola unità di misura lineare che corrisponde a circa 44,5 cm. (Vedi Glossario, “cubito”, e App. B14.) A quanto pare Gesù stava paragonando la vita a un viaggio. Voleva dire che una persona, anche se si preoccupa, non può allungare nemmeno di poco la durata della propria vita.

allungare di un cubito la durata della propria vita Vedi approfondimento a Mt 6:27.

una cosa tanto piccola Lett. “una cosa minima (piccolissima)”. Qui evidentemente si fa riferimento a quanto detto nel versetto precedente riguardo all’allungare di un cubito la durata della propria vita. Se gli uomini non possono in alcun modo allungare la propria vita, nemmeno di un cubito, perché dovrebbero essere ansiosi e preoccuparsi di accumulare una grande quantità di ricchezze, cibo e vestiti e di possedere molte case e beni?

gigli Secondo alcuni si tratta di un riferimento agli anemoni, ma il termine originale può abbracciare una grande varietà di fiori simili ai gigli, come tulipani, giacinti, iris e gladioli. Altri hanno avanzato l’ipotesi che Gesù si stesse semplicemente riferendo ai tanti fiori selvatici che crescevano in quella zona, e perciò traducono il termine greco con “fiori” o “fiori di campo”. Questa conclusione è plausibile perché i gigli vengono equiparati alla “vegetazione dei campi” (Lu 12:28; Mt 6:28-30).

vegetazione [...] forno Durante i caldi mesi estivi, in Israele la vegetazione appassisce in meno di due giorni. Una volta seccati, gli steli dei fiori e l’erba venivano raccolti e usati per alimentare il forno dove si cuoceva il pane.

uomini di poca fede Gesù rivolse queste parole ai suoi discepoli, evidenziando che la loro fede non era forte (Mt 8:26; 14:31; 16:8; Lu 12:28). Non intendeva dire che fossero privi di fede, ma che fossero carenti sotto questo aspetto.

vegetazione [...] forno Vedi approfondimento a Mt 6:30.

uomini di poca fede Vedi approfondimento a Mt 6:30.

smettete di angosciarvi O “smettete di preoccuparvi”. Il verbo greco meteorìzomai è presente solo in questo punto delle Scritture Greche Cristiane. Nel greco classico aveva il significato di “sollevare”, “levare in alto”; con questa accezione era usato anche in riferimento alle navi agitate dai flutti. Nel contesto di questo versetto, però, è usato in senso figurato per indicare l’essere ansiosi o agitati, come chi ondeggia, o è sbattuto qua e là, in balìa di dubbi e preoccupazioni.

continuate a cercare Il tempo verbale usato in greco indica un’azione continua, infatti può essere tradotto “cercate di continuo”. I veri discepoli di Gesù non devono cercare il Regno solo per un po’ e poi dedicarsi ad altro; piuttosto devono farne sempre una priorità nella loro vita. Gesù aveva dato lo stesso consiglio quando aveva pronunciato in Galilea il Discorso della Montagna, come riportato in Mt 6:33. Luca qui riferisce avvenimenti che accaddero un anno e mezzo dopo, durante l’ultimo periodo del ministero di Gesù, probabilmente in Giudea. A quanto pare Gesù ritenne opportuno ripetere l’esortazione già data.

doni di misericordia Il termine greco eleemosỳne, tradizionalmente reso “elemosina”, è affine ai termini greci per “misericordia” e “mostrare misericordia”. È usato in riferimento a denaro o cibo offerto gratuitamente per soccorrere i poveri.

doni di misericordia Vedi approfondimento a Mt 6:2.

Tenete le vostre vesti legate sui fianchi Lett. “i vostri fianchi siano cinti”. L’espressione richiama l’abitudine di tirarsi su le lunghe vesti, altrimenti d’intralcio, e legarsele ai fianchi con una cintura per compiere un lavoro fisico, correre, ecc. Dal significato letterale passò ad assumere anche un significato metaforico, che richiamava la prontezza a svolgere una qualunque attività. Espressioni simili ricorrono molte volte nelle Scritture Ebraiche. (Alcuni esempi si trovano in Eso 12:11; 1Re 18:46; 2Re 3:21, nt.; 4:29; Pr 31:17, nt.; Ger 1:17, nt.) Il tempo verbale usato qui suggerisce un’azione continua, il che ben descrive la costante prontezza con cui i servitori di Dio svolgono attività spirituali. In Lu 12:37 è usato lo stesso verbo greco, reso “si legherà la veste sui fianchi”, per descrivere la prontezza a servire. In 1Pt 1:13 l’espressione “preparate [...] la vostra mente per l’attività” alla lettera richiama l’idea di “cingere i fianchi della propria mente”.

Tenete le vostre vesti legate sui fianchi Lett. “i vostri fianchi siano cinti”. L’espressione richiama l’abitudine di tirarsi su le lunghe vesti, altrimenti d’intralcio, e legarsele ai fianchi con una cintura per compiere un lavoro fisico, correre, ecc. Dal significato letterale passò ad assumere anche un significato metaforico, che richiamava la prontezza a svolgere una qualunque attività. Espressioni simili ricorrono molte volte nelle Scritture Ebraiche. (Alcuni esempi si trovano in Eso 12:11; 1Re 18:46; 2Re 3:21, nt.; 4:29; Pr 31:17, nt.; Ger 1:17, nt.) Il tempo verbale usato qui suggerisce un’azione continua, il che ben descrive la costante prontezza con cui i servitori di Dio svolgono attività spirituali. In Lu 12:37 è usato lo stesso verbo greco, reso “si legherà la veste sui fianchi”, per descrivere la prontezza a servire. In 1Pt 1:13 l’espressione “preparate [...] la vostra mente per l’attività” alla lettera richiama l’idea di “cingere i fianchi della propria mente”.

mettiti un grembiule Il verbo greco reso “mettersi un grembiule” (perizònnymai) letteralmente significa “cingersi”, cioè allacciare un grembiule o stringere, spesso con una cintura, la veste indossata per prepararsi a servire. In questo contesto, potrebbe infatti essere reso “preparati per servire”. Lo stesso verbo greco compare in Lu 12:35, 37 e Ef 6:14. (Vedi approfondimenti a Lu 12:35, 37.)

lui si legherà la veste sui fianchi Lett. “si cingerà”. (Vedi approfondimenti a Lu 12:35; 17:8.)

quarta vigilia Approssimativamente dalle 3 alle 6 del mattino, quando sorge il sole. Questo lasso di tempo è calcolato in base al sistema greco-romano di quattro vigilie notturne. Gli ebrei usavano suddividere la notte in tre vigilie di circa quattro ore ciascuna (Eso 14:24; Gdc 7:19), ma al tempo di Gesù avevano ormai adottato il sistema romano.

a mezzanotte L’espressione si riferisce alla seconda delle vigilie in cui era suddivisa la notte in base al sistema greco-romano. Questa vigilia andava da circa le 9 di sera a mezzanotte. (Vedi l’approfondimento sul tardi in questo versetto.)

al canto del gallo O “prima dell’alba”. “Canto del gallo” (o “gallicinio”) era il nome dato alla terza delle vigilie in cui era suddivisa la notte in base al sistema greco-romano. Questa vigilia andava da mezzanotte alle 3 del mattino circa. (Vedi gli approfondimenti precedenti in questo versetto.) Probabilmente proprio in questo arco di tempo “un gallo cantò” (Mr 14:72). È opinione generale che il canto del gallo sia stato a lungo e sia tuttora un indicatore del tempo nei paesi a E del Mediterraneo. (Vedi approfondimenti a Mt 26:34; Mr 14:30, 72.)

alla seconda vigilia Dalle 9 di sera circa a mezzanotte. Questo lasso di tempo è calcolato in base al sistema greco-romano di quattro vigilie notturne. Gli ebrei usavano suddividere la notte in tre vigilie di circa quattro ore ciascuna (Eso 14:24; Gdc 7:19), ma nel I secolo avevano ormai adottato il sistema romano. (Vedi approfondimenti a Mt 14:25; Mr 13:35.)

alla terza Da mezzanotte alle 3 del mattino circa. (Vedi approfondimento a Mr 13:35.)

economo O “amministratore della casa”. Il greco oikonòmos indica un servitore preposto alle attività di altri servitori. Nell’antichità questa posizione era spesso ricoperta da uno schiavo fidato che gestiva gli affari del padrone. Era quindi una posizione di grande fiducia. Ne è un esempio il “servitore che amministrava tutto quello che [Abraamo] aveva” (Gen 24:2). Un altro esempio è Giuseppe (Gen 39:4). In questa parabola di Gesù il termine “economo” è usato al singolare, ma questo non significa necessariamente che l’economo in questione sia una sola persona o una persona in particolare. Le Scritture contengono diversi esempi di termini al singolare usati in senso collettivo, come nel caso in cui Geova si rivolse alla nazione d’Israele dicendo: “Voi siete i miei testimoni [plurale], [...] il mio servitore [singolare], che io ho scelto” (Isa 43:10). In modo simile, questa parabola fa riferimento a un economo composito. Nel passo parallelo di Mt 24:45, questo economo è chiamato “schiavo fedele e saggio”.

saggio O “discreto”, “assennato”. L’aggettivo greco frònimos, qui usato, ha in sé il concetto di capacità d’intendere associata a perspicacia, accortezza, discernimento, prudenza e assennatezza. Una parola affine compare in Lu 16:8 ed è resa “più accorti”, vocabolo che descrive persone che rivelano una saggezza di ordine pratico. Frònimos ricorre anche in Mt 7:24; 25:2, 4, 8, 9. La Settanta usa questo termine in Gen 41:33, 39 (dove è reso “accorto”) nel caso di Giuseppe.

servitori O “servitù”. Qui compare il termine therapèia, che, come il termine oiketèia tradotto “domestici” in Mt 24:45, si riferisce all’insieme di coloro che sono al servizio di un signore, di un padrone. Il termine therapèia usato da Luca era comune nel greco classico e sembra riflettere il suo background e la sua formazione medica.

economo O “amministratore della casa”. Il greco oikonòmos indica un servitore preposto alle attività di altri servitori. Nell’antichità questa posizione era spesso ricoperta da uno schiavo fidato che gestiva gli affari del padrone. Era quindi una posizione di grande fiducia. Ne è un esempio il “servitore che amministrava tutto quello che [Abraamo] aveva” (Gen 24:2). Un altro esempio è Giuseppe (Gen 39:4). In questa parabola di Gesù il termine “economo” è usato al singolare, ma questo non significa necessariamente che l’economo in questione sia una sola persona o una persona in particolare. Le Scritture contengono diversi esempi di termini al singolare usati in senso collettivo, come nel caso in cui Geova si rivolse alla nazione d’Israele dicendo: “Voi siete i miei testimoni [plurale], [...] il mio servitore [singolare], che io ho scelto” (Isa 43:10). In modo simile, questa parabola fa riferimento a un economo composito. Nel passo parallelo di Mt 24:45, questo economo è chiamato “schiavo fedele e saggio”.

quello schiavo Lo schiavo menzionato qui corrisponde all’economo di Lu 12:42. Se “quello schiavo” si dimostrerà fedele, verrà ricompensato (Lu 12:43, 44). Se invece si dimostrerà sleale, verrà punito “con la massima severità” (Lu 12:46). Queste parole sono di fatto un avvertimento rivolto all’economo fedele. In modo simile, nel brano parallelo di Mt 24:45-51, Gesù non stava predicendo che ci sarebbe stato uno schiavo malvagio, né stava dicendo che avrebbe costituito uno schiavo di questo genere; stava piuttosto avvertendo lo schiavo fedele di ciò che sarebbe successo se avesse iniziato a manifestare le caratteristiche di uno schiavo malvagio.

quello schiavo L’economo del v. 42 è qui chiamato “schiavo”. (Vedi approfondimento a Lu 12:42.) Se “quello schiavo” si dimostrerà fedele, verrà ricompensato (Lu 12:44). Nel brano parallelo di Mt 24:45-47, questo economo è chiamato “schiavo fedele e saggio”. (Vedi approfondimento a Lu 12:45.)

quello schiavo Lo schiavo menzionato qui corrisponde all’economo di Lu 12:42. Se “quello schiavo” si dimostrerà fedele, verrà ricompensato (Lu 12:43, 44). Se invece si dimostrerà sleale, verrà punito “con la massima severità” (Lu 12:46). Queste parole sono di fatto un avvertimento rivolto all’economo fedele. In modo simile, nel brano parallelo di Mt 24:45-51, Gesù non stava predicendo che ci sarebbe stato uno schiavo malvagio, né stava dicendo che avrebbe costituito uno schiavo di questo genere; stava piuttosto avvertendo lo schiavo fedele di ciò che sarebbe successo se avesse iniziato a manifestare le caratteristiche di uno schiavo malvagio.

lo punirà con la massima severità Lett. “lo taglierà in due”. Questa immagine forte evidentemente non va presa alla lettera; l’espressione trasmette piuttosto l’idea di una punizione severa.

lo punirà con la massima severità Vedi approfondimento a Mt 24:51.

accendere un fuoco Metaforicamente parlando, la venuta di Gesù portò un periodo infuocato per gli ebrei. Gesù accese un fuoco sollevando questioni che suscitarono infuocate discussioni e demolirono una gran quantità di tradizioni e insegnamenti falsi. Ad esempio, a dispetto delle aspettative nazionalistiche degli ebrei, mentre era sulla terra il Messia non liberò l’Israele letterale dalla dominazione romana; subì piuttosto una morte disonorevole. Con la sua zelante predicazione, Gesù richiamò l’attenzione del popolo sull’importantissimo tema del Regno di Dio, e questo accese un’infuocata controversia in tutta la nazione (1Co 1:23).

monetina In greco compare il termine leptòn, che con valore di aggettivo significa “sottile”, “fine”. Il lepton era una moneta che equivaleva a 1/128 di denaro ed era evidentemente la più piccola moneta di rame o di bronzo usata in Israele. (Vedi Glossario, “lepton”, e App. B14.)

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La Valle di Innom oggi
La Valle di Innom oggi

Nella foto si possono notare (1) la Valle di Innom, chiamata Geenna nelle Scritture Greche Cristiane, e (2) il Monte del Tempio, dove sorgeva il complesso del tempio ebraico nel I secolo. Oggi la struttura più rilevante su questa area è un santuario islamico noto come Cupola della Roccia. (Vedi Appendice B12, cartina.)

Corvo
Corvo

Il corvo è il primo uccello specificamente menzionato nella Bibbia (Gen 8:7). Ha grande resistenza in volo ed è considerato uno degli uccelli più adattabili e pieni di risorse. Mentre insegnava a Giobbe la sapienza evidente nella creazione, Geova disse che è lui a provvedere “cibo al corvo” (Gb 38:41). Un salmista indicò che Geova provvede amorevolmente il cibo che i corvi portano ai loro piccoli che “gridano per la fame” (Sl 147:9). In modo simile Gesù menzionò i corvi per assicurare ai suoi discepoli che Colui che ha cura di questi uccelli avrebbe provveduto senz’altro ai bisogni dei suoi servitori. Sotto il patto della Legge, i corvi erano animali impuri che non si dovevano mangiare (Le 11:13, 15). Dato che Dio provvede il necessario ai corvi impuri, di certo non abbandonerà mai chi ha fiducia in lui.

Gigli dei campi
Gigli dei campi

Gesù esortò i suoi discepoli a imparare “dai gigli dei campi” e a riflettere “su come crescono”. Il termine originale spesso reso “gigli” nelle traduzioni della Bibbia può abbracciare una grande varietà di fiori, come tulipani, anemoni, giacinti, iris e gladioli. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che Gesù si riferisse all’anemone. Ma potrebbe anche darsi che Gesù avesse semplicemente in mente fiori simili al giglio. Nella foto si può ammirare un tipo di anemone (Anemone coronaria) di colore rosso scarlatto. Si tratta di un fiore comune in Israele che si può anche trovare nelle varietà di colore blu, rosa, violetto o bianco.