Atti degli Apostoli 5:1-42

5  Comunque, un uomo di nome Ananìa, insieme a sua moglie Saffìra, vendette una proprietà.  D’accordo con la moglie, però, trattenne segretamente parte del ricavato, e portò il resto agli apostoli depositandolo ai loro piedi.+  Allora Pietro disse: “Ananìa, com’è che Satana ti ha istigato al punto di farti mentire+ allo spirito santo+ e trattenere segretamente parte del ricavato del campo?  Se non lo avessi venduto, non sarebbe rimasto tuo? E dopo che lo hai venduto, il ricavato non è forse rimasto a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo di fare una cosa come questa? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio”.  A quelle parole Ananìa cadde a terra e morì, e tutti quelli che vennero a saperlo furono presi da grande timore.  Allora alcuni giovani si alzarono e, dopo averlo avvolto in panni, lo portarono fuori e lo seppellirono.  Poi, dopo circa tre ore, entrò sua moglie, che non sapeva ciò che era successo.  Pietro le chiese: “Dimmi, avete venduto il campo per questa somma?” Lei rispose: “Sì, per questa somma”.  Così Pietro le disse: “Perché vi siete messi d’accordo per mettere alla prova lo spirito di Geova? Ecco, alla porta ci sono quelli che hanno seppellito tuo marito, e porteranno via anche te”. 10  All’istante la donna cadde a terra davanti ai suoi piedi e morì. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta; allora la portarono via e la seppellirono accanto al marito. 11  Quindi tutta la congregazione e tutti quelli che vennero a sapere queste cose furono presi da grande timore. 12  Inoltre, mediante le mani degli apostoli avvenivano molti segni e prodigi fra il popolo;+ e si ritrovavano tutti insieme sotto il portico* di Salomone.+ 13  Nessuno degli altri aveva il coraggio di unirsi a loro; tuttavia il popolo ne parlava molto bene. 14  E continuavano ad aggiungersi credenti nel Signore, un gran numero di uomini e donne.+ 15  La gente portava i malati nelle strade principali e li metteva sopra lettini e stuoie così che, mentre Pietro passava, alcuni di loro potessero essere toccati almeno dalla sua ombra.+ 16  Anche dalle città intorno a Gerusalemme accorrevano folle che portavano malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti. 17  Ma il sommo sacerdote e tutti quelli che erano con lui, quelli della setta dei sadducei,+ si alzarono pieni di invidia. 18  Afferrarono* gli apostoli e li misero nella prigione pubblica.+ 19  Comunque, durante la notte l’angelo di Geova aprì le porte della prigione,+ li fece uscire e disse: 20  “Andate, presentatevi nel tempio e continuate ad annunciare al popolo l’intero messaggio di vita”.* 21  Avendo sentito quelle parole, entrarono nel tempio all’alba e iniziarono a insegnare. Intanto arrivarono il sommo sacerdote e quelli che erano con lui; convocarono il Sinedrio e l’intera assemblea degli anziani dei figli d’Israele, e mandarono a prelevare gli apostoli dalla prigione. 22  Ma quando le guardie arrivarono alla prigione, non li trovarono. Appena tornate, fecero rapporto 23  dicendo: “Abbiamo trovato la prigione serrata con la massima sicurezza e le guardie in piedi davanti alle porte, ma, una volta che abbiamo aperto, non abbiamo trovato nessuno dentro”. 24  Sentite quelle parole, il capitano del tempio e i capi sacerdoti si chiesero perplessi cosa ne sarebbe derivato. 25  Comunque arrivò un tale che riferì loro: “Gli uomini che avete messo in prigione sono nel tempio, e stanno insegnando al popolo”. 26  Allora il capitano andò con i suoi ufficiali a riprenderli, ma non con la violenza, perché avevano paura di essere lapidati dal popolo.+ 27  Così li portarono con loro e li fecero comparire davanti al Sinedrio; quindi il sommo sacerdote li interrogò 28  e disse: “Vi avevamo rigorosamente ordinato di non continuare a insegnare nel nome di quell’uomo,+ eppure voi avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento, e avete intenzione di far ricadere su di noi il suo sangue”.+ 29  Allora Pietro e gli altri apostoli risposero: “Dobbiamo ubbidire a Dio quale governante anziché agli uomini.+ 30  L’Iddio dei nostri antenati ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a un palo.+ 31  Dio lo ha esaltato alla sua destra+ come principale Condottiero+ e Salvatore,+ per concedere a Israele il pentimento e il perdono dei peccati.+ 32  Noi siamo testimoni di queste cose,+ e lo è anche lo spirito santo,+ che Dio ha dato a quelli che gli ubbidiscono quale governante”. 33  Sentendo questo, si infuriarono e volevano ucciderli.+ 34  Ma nel Sinedrio si alzò un fariseo di nome Gamalièle,+ maestro della Legge stimato da tutto il popolo, che comandò di far uscire momentaneamente gli apostoli 35  e poi disse: “Uomini d’Israele, badate bene a ciò che intendete fare di questi uomini. 36  Per esempio, tempo fa sorse Tèuda, che diceva di essere qualcuno, e circa 400 uomini si unirono a lui. Ma fu ucciso, e tutti i suoi seguaci furono dispersi e finirono nel nulla. 37  Dopo di lui, nei giorni del censimento, sorse Giuda il galileo, che si trascinò dietro della gente. Anche quell’uomo morì, e tutti i suoi seguaci furono dispersi. 38  Ora, date le circostanze, vi dico: non abbiate niente a che fare con questi uomini, lasciateli stare. Infatti, se questo piano o quest’opera viene dagli uomini, sarà distrutta; 39  se invece viene da Dio, non riuscirete a distruggerli.+ Anzi, potreste trovarvi a combattere contro Dio stesso”.+ 40  Allora gli diedero retta. Richiamarono gli apostoli, li fustigarono+ e ordinarono loro di smettere di parlare nel nome di Gesù; poi li lasciarono andare. 41  Così loro se ne andarono dal Sinedrio, rallegrandosi+ perché erano stati ritenuti degni di essere disonorati per il suo nome. 42  E ogni giorno, nel tempio e di casa in casa,+ continuavano instancabilmente a insegnare e a dichiarare la buona notizia intorno al Cristo, Gesù.+

Note in calce

O “colonnato”.
O “arrestarono”. Lett. “misero le mani su”.
Lett. “di questa vita”.

Approfondimenti

ti ha istigato Lett. “ha riempito il tuo cuore”. In questo contesto l’espressione greca “riempire il cuore di qualcuno” può trasmettere il concetto che qualcuno venga spinto a “osare fare qualcosa”, ad “avere l’ardire di”, a “imbaldanzirsi”. Potrebbe rispecchiare un’espressione idiomatica ebraica con lo stesso significato. Per esempio in Est 7:5 l’espressione ebraica “ha riempito il suo cuore” è stata resa “ha osato”, e in Ec 8:11 questo stesso modo di dire è stato tradotto “il cuore [...] è incoraggiato a fare il male”.

spirito di Geova L’espressione “spirito di Geova” ricorre diverse volte nelle Scritture Ebraiche. (Alcuni esempi si trovano in Gdc 3:10; 6:34; 11:29; 13:25; 14:6; 15:14; 1Sa 10:6; 16:13; 2Sa 23:2; 1Re 18:12; 2Re 2:16; 2Cr 20:14; Isa 11:2; 40:13; 63:14; Ez 11:5; Mic 2:7; 3:8.) È presente anche in Lu 4:18 come parte di una citazione di Isa 61:1. In Isa 61:1 e in altri passi delle Scritture Ebraiche, nell’originale ebraico compare il Tetragramma insieme alla parola per “spirito”. Nell’App. A5 si trovano le ragioni per cui la Traduzione del Nuovo Mondo usa l’espressione “spirito di Geova” nel testo di At 5:9 nonostante i manoscritti greci attualmente disponibili riportino “spirito del Signore”.

congregazione Questa è la prima occorrenza del termine greco ekklesìa, che è composto da ek (“fuori”) e kalèo (“chiamare”). Si riferisce a un gruppo di persone chiamate a raccolta o convocate per un particolare scopo o attività. (Vedi Glossario.) In questo contesto, Gesù predice la formazione della congregazione cristiana, composta da cristiani unti, i quali, “come pietre viventi”, vengono “edificati formando una casa spirituale” (1Pt 2:4, 5). Il termine greco ekklesìa compare spesso nella Settanta come traducente del termine ebraico per “congregazione”, il quale spesso si riferisce all’intera nazione del popolo di Dio (De 23:3; 31:30). In At 7:38 il termine “congregazione” viene usato in riferimento agli israeliti che erano stati chiamati fuori dall’Egitto. Analogamente, a comporre la “congregazione di Dio” sono i cristiani “[chiamati fuori] dalle tenebre” e “scelti dal mondo” (1Co 1:2; 1Pt 2:9; Gv 15:19).

congregazione nel deserto Qui gli israeliti chiamati fuori dall’Egitto sono definiti una “congregazione”. Nelle Scritture Ebraiche, il termine ebraico qahàl, reso di solito “congregazione” nella Traduzione del Nuovo Mondo, viene da una radice che significa “convocare”, “congregare” (Nu 20:8; De 4:10). Il termine è usato frequentemente in riferimento agli israeliti come gruppo organizzato, ad esempio in espressioni quali “congregazione d’Israele” (Le 16:17; Gsè 8:35; 1Re 8:14), “congregazione del vero Dio” (Ne 13:1) e “congregazione di Geova” (Nu 20:4; De 23:2, 3; 1Cr 28:8; Mic 2:5). Nella Settanta, l’ebraico qahàl è spesso tradotto con il greco ekklesìa (come in Sl 22:22 [21:23, LXX]), il termine usato nelle Scritture Greche Cristiane in riferimento alla “congregazione”. (Vedi approfondimenti a Mt 16:18; At 5:11.)

congregazione Questa è la prima occorrenza del termine greco ekklesìa nel libro degli Atti. Il termine è composto da ek (“fuori”) e kalèo (“chiamare”). Si riferisce a un gruppo di persone chiamate a raccolta o convocate per un particolare scopo o attività, quindi qui ben descrive la congregazione cristiana appena istituita. (Vedi Glossario.) La parola ekklesìa si trova anche in Mt 16:18 (vedi approfondimento), dove Gesù predice la formazione della congregazione cristiana, composta da cristiani unti. Questi ultimi sono “come pietre viventi” e vengono “edificati formando una casa spirituale” (1Pt 2:4, 5). Nelle Scritture Greche Cristiane ekklesìa viene applicato non solo al gruppo composto dai cristiani unti, ma anche a tutti i cristiani di una determinata zona geografica o ai cristiani di una certa congregazione. Nel contesto di At 5:11 si riferisce alla congregazione cristiana di Gerusalemme. (Vedi approfondimento a At 7:38.)

prodigi O “portenti”, “presagi”. Nelle Scritture Greche Cristiane il termine originale tèras ricorre sempre insieme a semèion (“segno”), ed entrambi i termini vengono usati al plurale (Mt 24:24; Gv 4:48; At 7:36; 14:3; 15:12; 2Co 12:12). Fondamentalmente tèras si riferisce a qualsiasi cosa che impressiona o suscita meraviglia. Quando si riferisce chiaramente a qualcosa che fa presagire quello che succederà in futuro, ha anche il senso di “presagio”.

prodigi O “portenti”, “presagi”. (Vedi approfondimento a At 2:19.)

angelo di Geova A partire da Gen 16:7, questa espressione, che è una combinazione del termine ebraico per “angelo” e del Tetragramma, ricorre spesso nelle Scritture Ebraiche. Nel passo di Zac 3:5, 6 presente in un frammento di un’antica copia della Settanta, il termine greco àggelos (“angelo”, “messaggero”) è seguito dal nome divino scritto in caratteri ebraici. Questo frammento, rinvenuto in una grotta nel deserto della Giudea presso Nahal Hever, in Israele, è datato tra il 50 a.E.V. e il 50 E.V. Nell’App. A5 si trovano le ragioni per cui la Traduzione del Nuovo Mondo usa l’espressione “angelo di Geova” nel testo di At 5:19 nonostante i manoscritti greci attualmente disponibili riportino “angelo del Signore”.

assemblea degli anziani O “consiglio (corpo) degli anziani”. Il termine greco presbytèrion che compare qui è affine al termine presbỳteros (lett. “anziano”), che nella Bibbia si riferisce principalmente a chi ha una posizione di autorità e di responsabilità all’interno di una comunità o di una nazione. Anche se a volte denota l’età anagrafica (come in Lu 15:25 e At 2:17), presbỳteros non indica solo chi è avanti con gli anni. A quanto pare qui l’espressione “assemblea degli anziani” si riferisce al Sinedrio, la corte suprema giudaica che si trovava a Gerusalemme e che era composta da capi sacerdoti, scribi e anziani. Questi tre gruppi vengono spesso menzionati insieme (Mt 16:21; 27:41; Mr 8:31; 11:27; 14:43, 53; 15:1; Lu 9:22; 20:1; vedi Glossario, “anziano”, e l’approfondimento nella sala del loro Sinedrio in questo versetto).

l’intera assemblea degli anziani O “l’intero consiglio [o “corpo”] degli anziani”. Il termine greco gerousìa che compare qui è affine al termine gèron (lett. “vecchio”), che compare in Gv 3:4. Entrambi i termini sono usati una sola volta nelle Scritture Greche Cristiane. Secondo alcuni, “assemblea degli anziani” è sinonimo di Sinedrio, la corte suprema giudaica che si trovava a Gerusalemme e che era composta da capi sacerdoti, scribi e anziani. (Vedi approfondimento a Lu 22:66.) In questo contesto, comunque, sembra che “Sinedrio” e “assemblea degli anziani” fossero due entità distinte ma non del tutto indipendenti. È possibile, infatti, che alcuni membri dell’“assemblea degli anziani” facessero ufficialmente parte del Sinedrio, mentre altri ricoprissero per la stessa corte una funzione consultiva.

figli d’Israele O “popolo d’Israele”, “israeliti”. (Vedi Glossario, “Israele”.)

il capitano del tempio Nel I secolo questa carica ufficiale, menzionata anche in At 5:24, 26, era ricoperta da un sacerdote che per autorità era secondo al sommo sacerdote. Il capitano del tempio era il responsabile dei sacerdoti che prestavano servizio nel tempio. Manteneva anche l’ordine all’interno e all’esterno del tempio attraverso un gruppo di leviti che costituiva una sorta di corpo di polizia. Capitani subalterni soprintendevano alle attività dei leviti che, in qualità di guardie, aprivano le porte del tempio la mattina e le chiudevano la sera, ne custodivano il tesoro, si accertavano che nessuno entrasse nelle aree vietate e di solito si assicuravano che fosse mantenuto l’ordine tra la folla. Esistevano 24 divisioni di leviti, ciascuna delle quali prestava servizio a turno per una settimana due volte all’anno e probabilmente aveva il suo capitano che rendeva conto al capitano del tempio. I capitani del tempio erano uomini influenti. Sono menzionati insieme ai capi sacerdoti che cospirarono per far mettere a morte Gesù. La notte in cui Gesù fu tradito, i capitani del tempio andarono con i loro uomini armati ad arrestarlo (Lu 22:4 [vedi approfondimento], 52).

il capitano del tempio Vedi approfondimento a At 4:1.

palo O “albero”. Il termine greco xỳlon (lett. “legno”) qui è sinonimo del greco stauròs (reso “palo di tortura”) e indica lo strumento utilizzato per mettere a morte Gesù, quello a cui fu inchiodato. Nelle Scritture Greche Cristiane, Luca, Paolo e Pietro usarono cinque volte il termine xỳlon in questa accezione (At 5:30; 10:39; 13:29; Gal 3:13; 1Pt 2:24). Nella Settanta xỳlon si trova in De 21:22, 23 come traducente del sostantivo ebraico ʽets (“albero”, “legno”, “pezzo di legno”) nell’espressione “e tu l’hai appeso a un palo”. Quando cita questo versetto in Gal 3:13, Paolo usa xỳlon nella frase: “Maledetto ogni uomo appeso al palo”. Nella Settanta questa parola greca si trova anche in Esd 6:11 (2 Esdra 6:​11, LXX) e traduce il termine aramaico ʼaʽ, che corrisponde all’ebraico ʽets. In questo versetto si legge: “Se qualcuno viola questo decreto [del re persiano], venga tolta una trave dalla sua casa e lui vi sia appeso”. Il fatto che gli scrittori biblici abbiano usato xỳlon come sinonimo di stauròs è un’ulteriore prova che Gesù fu messo al palo su un legno diritto senza un braccio trasversale, dato che in questo particolare contesto xỳlon è usato con tale significato.

colui che conduce alla vita O “il principale Condottiero (Agente) della vita”. Il termine greco archegòs, qui tradotto “colui che conduce”, significa fondamentalmente “principale condottiero”, “colui che per primo conduce”. Ricorre quattro volte nella Bibbia, e si riferisce sempre a Gesù (At 3:15; 5:31; Eb 2:10; 12:2). Il termine greco potrebbe indicare qualcuno che apre la strada, come fa una guida o un pioniere, e la spiana per quelli che seguiranno. Essendo diventato il Mediatore fra Dio e l’umanità e avendo offerto il modo per ottenere la vita eterna, Gesù poteva giustamente essere definito “colui che conduce alla vita”, “Pioniere della vita”. Il termine archegòs indica che “colui che per primo conduce” ricopre un ruolo ufficiale o amministrativo quale condottiero o principe. (Un termine affine è usato in At 7:27, 35 in relazione a Mosè, definito “capo” degli israeliti.) Per come viene usato qui, questo termine implica l’idea dell’essere lo strumento utilizzato da Dio per realizzare il suo proposito. Gesù diventò un “riscatto corrispondente” in cambio di molti (1Tm 2:5, 6; Mt 20:28; At 4:12). Dopo la sua risurrezione, in qualità di Sommo Sacerdote e Giudice, Gesù poteva dispensare i benefìci del suo riscatto. Il suo sacrificio permette agli esseri umani che vi ripongono fede di essere liberati dal peccato e dalla morte. Gesù è dunque colui attraverso il quale ha luogo la risurrezione dei morti (Gv 5:28, 29; 6:39, 40). È in questo senso che Gesù apre la strada che porta alla vita eterna (Gv 11:25; 14:6; Eb 5:9; 10:19, 20). Anche se alcuni traduttori della Bibbia rendono il termine originale con “Autore” o “Fondatore” della vita, la Bibbia mostra chiaramente che questi titoli non si addicono a Gesù. Quest’ultimo infatti ha ricevuto la vita e l’autorità da Dio ed è da lui impiegato (Sl 36:9; Gv 6:57; At 17:26-28; Col 1:15; Ri 3:14).

principale Condottiero O “principale Agente”. Il termine greco archegòs ha il significato di “principale condottiero”, “colui che per primo conduce”. Ricorre quattro volte nella Bibbia, e si riferisce sempre a Gesù (At 3:15; 5:31; Eb 2:10; 12:2). Qui viene usato insieme al titolo “Salvatore”. (Vedi approfondimento a At 3:15.)

si infuriarono O “si sentirono feriti”. Il verbo originale ricorre solo qui e in At 7:54. Letteralmente significa “essere segato attraverso”, ma in entrambe le occorrenze è usato in senso metaforico per descrivere una forte reazione emotiva.

Gamaliele Maestro della Legge menzionato due volte nel libro degli Atti, qui e in At 22:3. Pare si tratti di quello che nelle fonti extrabibliche è conosciuto come Gamaliele il Vecchio. Gamaliele era il nipote, o forse il figlio, di Hillel il Vecchio, ritenuto il padre di una scuola di pensiero più liberale all’interno del gruppo dei farisei. Gamaliele era così stimato che pare sia stato il primo a essere chiamato con il titolo onorifico “rabbàn”. Esercitò una profonda influenza sulla società giudaica del suo tempo occupandosi della formazione di molti figli di farisei, tra cui Saulo di Tarso (At 22:3; 23:6; 26:4, 5; Gal 1:13, 14). Spesso interpretò la Legge e le tradizioni in un modo che sembra rivelare una certa apertura mentale. Per esempio si dice che abbia promosso leggi che tutelavano le donne da mariti privi di scrupoli e le vedove da figli snaturati, e che abbia sostenuto che i non ebrei poveri avessero lo stesso diritto alla spigolatura degli ebrei poveri. Questo atteggiamento tollerante è evidente da come trattò Pietro e gli altri apostoli (At 5:35-39). La letteratura rabbinica, comunque, dimostra che Gamaliele considerava più importante la tradizione rabbinica delle Sacre Scritture. Nel complesso quindi i suoi insegnamenti erano simili a quelli di tanti rabbi che lo avevano preceduto e dei capi religiosi dei suoi giorni (Mt 15:3-9; 2Tm 3:16, 17; vedi Glossario, “farisei”; “Sinedrio”).

fustigarono Probabilmente in riferimento alla punizione in uso tra gli ebrei che prevedeva “40 colpi meno uno” (2Co 11:24; De 25:2, 3).

buona notizia Prima occorrenza del termine greco euaggèlion, reso “vangelo” in diverse Bibbie italiane. Il termine greco affine euaggelistès, reso “evangelizzatore”, significa “uno che proclama buone notizie” (At 21:8; Ef 4:11, nt.; 2Tm 4:5, nt.).

buona notizia Il termine greco euaggèlion è composto da eu- (“bene”, “buono”), e àggelos (“messaggero”, “colui che porta una notizia”). (Vedi Glossario.) In diverse Bibbie italiane è reso “vangelo”. Il termine affine reso “evangelizzatore” (euaggelistès) significa “uno che proclama buone notizie” (At 21:8; Ef 4:11, nt.; 2Tm 4:5, nt.).

di casa in casa Questa espressione traduce il greco katʼ òikon, che letteralmente significa “[casa] per casa”, “secondo [la] casa”. In base a diversi lessici e commentari la preposizione greca katà può avere un valore distributivo. Per esempio, un lessico afferma che l’espressione si riferisce a “posti considerati in successione, [ha] valore distributivo [...] di casa in casa” (A Greek-English Lexicon of the New Testament and Other Early Christian Literature, Third Edition). Sulla stessa preposizione un’altra opera di consultazione dice: “(distributivo): Atti 2,46 e 5,42: [...] ‘(di casa in casa) / nelle (singole) case’” (Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, a cura di H. Balz e G. Schneider, ed. italiana a cura di O. Soffritti, Paideia, Brescia, 1998, vol. 1, col. 1919). Il biblista Lenski ha osservato: “Gli apostoli non cessarono mai, neppure per un momento, la loro benedetta opera. Continuarono ‘ogni giorno’, e lo fecero apertamente ‘nel Tempio’, dove il Sinedrio e la polizia del Tempio li potevano vedere e udire, e, naturalmente, anche κατ’ οἴκον, usato in senso distributivo, ‘di casa in casa’, e non semplicemente in senso avverbiale, ‘a casa’” (The Interpretation of The Acts of the Apostles, 1961). Queste fonti confermano l’idea che i discepoli predicassero in una casa dopo l’altra. Si fa un simile uso di katà in Lu 8:1, dove si legge che Gesù predicava “di città in città e di villaggio in villaggio”. Questo modo di contattare le persone, andando direttamente a casa loro, ebbe risultati straordinari (At 6:7; confronta At 4:16, 17; 5:28).

dichiarare la buona notizia Il verbo greco euaggelìzomai qui usato è affine al sostantivo euaggèlion (“buona notizia”). Nelle Scritture Greche Cristiane un aspetto importante di questa buona notizia è strettamente collegato al Regno di Dio, tema dell’opera di predicazione e di insegnamento di Gesù, e alla salvezza mediante la fede in Gesù Cristo. Nel libro degli Atti il verbo greco euaggelìzomai ricorre tante volte, il che dà risalto all’opera di predicazione (At 8:4, 12, 25, 35, 40; 10:36; 11:20; 13:32; 14:7, 15, 21; 15:35; 16:10; 17:18; vedi approfondimenti a Mt 4:23; 24:14).

Galleria multimediale

Un’antica pergamena delle Scritture Greche Cristiane
Un’antica pergamena delle Scritture Greche Cristiane

Il manoscritto pergamenaceo qui riprodotto contiene il testo di At 5:3-21. Questo foglio, catalogato come Ms. 0189, faceva una volta parte di un codice che conteneva il libro degli Atti. La facciata anteriore, o recto, (a sinistra dell’immagine) riporta il testo di At 5:3-12, e la facciata posteriore, o verso, (a destra dell’immagine) quello di At 5:12-21. Alcuni studiosi datano questo manoscritto alla fine del II secolo o all’inizio del III, mentre altri lo hanno datato al III o al IV secolo. Anche se ci sono frammenti di papiro più antichi, questo è uno dei più antichi frammenti di pergamena delle Scritture Greche Cristiane. È conservato a Berlino (Staatliche Museen).

Portico di Salomone
Portico di Salomone

Questa ricostruzione in 3D dà un’idea di come poteva essere il portico di Salomone. Situato nella parte orientale del cortile esterno del tempio di Gerusalemme del I secolo, il portico di Salomone era una struttura architettonica ampia e coperta. La Bibbia lo menziona espressamente tre volte. Giovanni racconta che in un’occasione, mentre Gesù camminava sotto il portico, un gruppo di giudei lo circondò e gli chiese con veemenza se fosse lui il Cristo (Gv 10:22-24). In un’altra occasione, una folla piena di stupore si riunì presso il portico di Salomone dove Pietro spiegò come aveva guarito un uomo zoppo dalla nascita (At 3:1-7, 11). I primi cristiani erano soliti ritrovarsi pubblicamente presso il portico di Salomone (At 5:12, 13; vedi Glossario, “portico di Salomone”).

Di casa in casa
Di casa in casa

Nei giorni successivi alla Pentecoste del 33 i discepoli di Gesù continuarono a portare la buona notizia direttamente a casa delle persone. Anche se era stato ordinato loro di “smettere di parlare”, il racconto ispirato dice che “ogni giorno, nel tempio e di casa in casa, continuavano instancabilmente a insegnare e a dichiarare la buona notizia intorno al Cristo, Gesù” (At 5:40-42). Nel 56 circa, l’apostolo Paolo disse agli anziani di Efeso: “Non mi sono trattenuto [...] dall’insegnarvi pubblicamente e di casa in casa” (At 20:20). Paolo si stava riferendo agli sforzi che aveva fatto per predicare loro quando non erano ancora credenti e avevano bisogno di sapere della “necessità di pentirsi, convertirsi a Dio e avere fede” in Gesù (At 20:21). Quando trovava persone attratte da argomenti spirituali, Paolo senz’altro tornava a visitarle nelle loro case per continuare a insegnare loro e per rafforzarne la fede una volta che queste diventavano credenti. (Vedi approfondimenti a At 5:42; 20:20.)