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Testimoni di Geova

Lingua dei segni italiana

La Torre di Guardia (per lo studio)  |  giugno 2015

Gesù amava le persone

Gesù amava le persone

“Le cose che mi dilettavano erano presso i figli degli uomini” (PROV. 8:31)

1, 2. In che modo Gesù ha dimostrato il suo profondo amore per l’umanità?

IL FIGLIO primogenito di Dio fu la prima e più completa espressione della sconfinata sapienza di Geova. Fu la sapienza personificata, “un artefice” accanto al Padre. Possiamo solo immaginare la gioia e la soddisfazione che provò quando il Padre “preparò i cieli” e “decretò le fondamenta della terra”. Oltre ad apprezzare la creazione inanimata, però, “le cose che [lo] dilettavano erano presso i figli degli uomini” (Prov. 8:22-31). Il tenero affetto che Gesù prova per l’umanità, quindi, risale alla sua esistenza preumana.

2 Poi, esprimendo amore e lealtà nei confronti del Padre, nonché profondo amore per “i figli degli uomini”, il Primogenito di Dio “vuotò se stesso [...] divenendo simile agli uomini”. Lo fece spontaneamente per provvedere un “riscatto in cambio di molti” (Filip. 2:5-8; Matt. 20:28). Gesù ama davvero tanto la famiglia umana! Quando era sulla terra, i miracoli che compì grazie alla potenza di Dio ne furono una chiara prova. In questo modo Gesù dimostrò quali cose meravigliose avranno presto luogo in tutta la terra.

3. Cosa esamineremo in questo articolo?

3 Venendo sulla terra Gesù poté anche “dichiarare la buona notizia del regno di Dio” (Luca 4:43). Sapeva che quel Regno avrebbe santificato il nome di suo Padre e sarebbe stato la soluzione definitiva a tutti i mali dell’umanità. Non ci sorprende, quindi, che tutto il ministero di Gesù sia stato caratterizzato da dimostrazioni del suo sincero interesse per noi. Perché questo dovrebbe riguardarci? Perché le lezioni che possiamo imparare ci infondono fiducia e speranza per il futuro. Esaminiamo ora quattro miracoli compiuti da Gesù.

“LA POTENZA DI GEOVA ERA LÀ PERCHÉ EGLI SANASSE”

4. Descrivete l’incontro di Gesù con il lebbroso.

4 Gesù aveva cominciato da tempo il suo ministero pubblico, e l’ultimo posto in cui aveva predicato era la Galilea. In una città di quella regione si trovò di fronte a una scena straziante (Mar. 1:39, 40). Davanti ai suoi occhi c’era un uomo affetto da lebbra. A conferma dello stadio avanzato di tale orribile malattia, il medico Luca disse che era “pieno di lebbra” (Luca 5:12). “Avendo scorto Gesù, [il lebbroso] cadde sulla sua faccia e lo implorò, dicendo: ‘Signore, se tu vuoi, puoi rendermi puro’”. Quell’uomo non dubitava che Gesù avesse il potere di guarirlo; voleva però sapere se aveva anche il desiderio di farlo. Come avrebbe reagito Gesù di fronte a una richiesta così sentita? Cosa avrà pensato vedendo quell’uomo, probabilmente sfigurato dalla lebbra? Si sarebbe comportato come i farisei, che erano insensibili nei confronti di chi soffriva di tale malattia? Noi cosa avremmo fatto al suo posto?

5. Quando Gesù guarì il lebbroso, cosa lo spinse a dire “Lo voglio”?

5 A quanto pare il lebbroso non aveva gridato “Impuro, impuro!” come stabilito dalla Legge mosaica, ma di questo Gesù non fece menzione. Si concentrò invece sulla persona che aveva davanti (Lev. 13:43-46). Non sappiamo esattamente quali pensieri abbiano attraversato la mente di Gesù, ma sappiamo con certezza quello che provò nel cuore. Spinto dalla compassione, fece qualcosa di straordinario: stese la mano, toccò il lebbroso e in tono fermo ma pieno di tenerezza disse: “Lo voglio. Sii reso puro”. E “immediatamente la lebbra sparì” (Luca 5:13). Chiaramente “la potenza di Geova era là”, e non solo per consentire a Gesù di compiere tale miracolo, ma anche perché potesse dimostrare quanto amava le persone (Luca 5:17).

6. Cosa è interessante a proposito dei miracoli di Gesù, e cosa dimostrano?

6 La potenza di Dio permise a Gesù Cristo di fare molti miracoli sbalorditivi. Guarì non solo la lebbra, ma ogni sorta di malattia e infermità. Nel racconto ispirato leggiamo: “La folla provò meraviglia vedendo parlare i muti, camminare gli zoppi e vedere i ciechi” (Matt. 15:31). Gesù non aveva bisogno di donatori di organi per compiere tali atti di compassione. Sanava le parti del corpo o gli organi stessi di chi era malato. Oltretutto lo faceva all’istante, e a volte senza neppure essere sul posto (Giov. 4:46-54). Cosa dimostrano questi straordinari esempi? Che Gesù, ora sul trono come Re celeste, ha sia il potere che il desiderio di guarire in modo permanente le persone. Imparare di più sulla maniera in cui Gesù le trattava ci dà fiducia che nel nuovo mondo si adempirà di sicuro questa profezia della Bibbia: “Proverà commiserazione per il misero e per il povero” (Sal. 72:13). Senza dubbio Gesù agirà mosso dal profondo desiderio di aiutare chi è afflitto.

“ALZATI, PRENDI LA TUA BRANDA E CAMMINA”

7, 8. Descrivete le circostanze che portarono Gesù a incontrare un paralitico alla piscina di Betzata.

7 Erano passati alcuni mesi da quando Gesù aveva guarito il lebbroso in Galilea. Da lì i suoi spostamenti per predicare e dichiarare la buona notizia del Regno di Dio lo avevano portato in Giudea. È probabile che con il suo messaggio e il suo modo di fare Gesù abbia influenzato la vita di migliaia di persone. Il suo desiderio era quello di dichiarare la buona notizia ai poveri, predicare la liberazione ai prigionieri e fasciare quelli con il cuore rotto (Isa. 61:1, 2; Luca 4:18-21).

8 Quando arrivò il mese di nisan, Gesù andò a Gerusalemme per celebrare la Pasqua in ubbidienza al comando di suo Padre. In città fervevano i preparativi mentre le persone arrivavano per questa festa sacra. Appena a nord del tempio c’era una piscina conosciuta con il nome di Betzata, dove Gesù incontrò un paralitico.

9, 10. (a) Cosa spingeva le persone a recarsi a Betzata? (b) Cosa fece lì Gesù, e cosa impariamo da questo? (Vedi l’illustrazione iniziale.)

9 A Betzata si radunavano moltissime persone malate e inferme. Cosa le attirava lì? Per qualche ragione che la Bibbia non spiega, credevano che se un malato fosse entrato nella piscina quando l’acqua si agitava sarebbe guarito miracolosamente. Proviamo a immaginare l’atmosfera: sicuramente nell’aria dovevano aleggiare sentimenti di angoscia e disperazione. Cosa ci faceva lì Gesù, un uomo privo di qualsiasi difetto? Era là perché provava amore per le persone. Mosso a pietà, si avvicinò a un uomo che era infermo da ancora prima che lui stesso venisse sulla terra. (Leggi Giovanni 5:5-9.)

10 Gesù chiese al paralitico se voleva essere sanato. Riusciamo a vedere la disperazione negli occhi dell’uomo quando rispose che non c’era nessuno che lo aiutasse a entrare nella riserva d’acqua? A quel punto Gesù gli ordinò di fare qualcosa che aveva dell’incredibile: “Prendi la tua branda e cammina”. L’uomo fece esattamente quello che Gesù gli aveva ordinato. Che commovente anticipazione di quello che Gesù farà nel nuovo mondo! Questo miracolo mette in risalto anche la compassione di Gesù. Era lui a cercare i bisognosi. Il suo esempio dovrebbe motivarci a continuare a cercare nel nostro territorio coloro che soffrono vedendo le cose terribili che accadono nel mondo.

“CHI HA TOCCATO LE MIE VESTI?”

11. In che modo il brano di Marco 5:25-34 mette in luce la compassione di Gesù nei confronti dei malati?

11 Leggi Marco 5:25-34. La donna conviveva con la vergogna da 12 anni. La malattia di cui soffriva influiva su ogni aspetto della sua vita, compresa l’adorazione. “Da molti medici era stata sottoposta a molte pene e aveva speso tutte le sue risorse”, ma nonostante ciò la sua situazione era peggiorata. Un giorno le venne un’idea. Fece in modo di trovarsi vicino a quell’uomo di cui aveva sentito parlare, Gesù. Si mescolò alla folla e arrivò a toccargli il mantello (Lev. 15:19, 25). Gesù si rese conto che “della potenza era uscita da lui” e chiese chi lo avesse toccato. “Spaventata e tremante”, la donna “cadde davanti a lui, dicendogli tutta la verità”. Comprendendo che era stato suo Padre, Geova, ad aver guarito la donna, Gesù fu benigno con lei e le disse: “Figlia, la tua fede ti ha sanata. Va in pace, e sii ristabilita dalla tua dolorosa malattia”.

Con i suoi miracoli Gesù ha dimostrato che i nostri problemi gli stanno a cuore e che ha molta cura di noi (Vedi i paragrafi 11 e 12)

12. (a) In base a quanto esaminato finora, come descrivereste Gesù? (b) Quale esempio ci ha lasciato Gesù?

12 Gesù è davvero premuroso e ha sinceramente a cuore chi è malato. Satana vuole farci credere che non valiamo nulla e che nessuno ci ama. Gesù, invece, con i suoi miracoli ha dimostrato al di là di ogni dubbio che i nostri problemi gli stanno a cuore e che ha molta cura di noi. Che straordinaria sensibilità da parte del nostro Re e Sommo Sacerdote! (Ebr. 4:15). Forse non ci è facile capire fino in fondo chi convive con una malattia cronica, specialmente se noi non ne soffriamo. Ma non dimentichiamo che Gesù ci riusciva molto bene, anche se non ebbe mai alcuna malattia. Il suo esempio dovrebbe spingerci a imitarlo al meglio delle nostre possibilità (1 Piet. 3:8).

“GESÙ CEDETTE ALLE LACRIME”

13. Cosa rivela la risurrezione di Lazzaro sulla personalità di Gesù?

13 Gesù era veramente sensibile al dolore degli altri. La reazione delle persone alla morte del suo amico Lazzaro lo colpì profondamente, al punto che “gemé nello spirito e si turbò”. Provò quei sentimenti anche se sapeva che di lì a poco avrebbe riportato in vita Lazzaro. (Leggi Giovanni 11:33-36.) Gesù non si vergognava di manifestare forti emozioni. I presenti videro chiaramente il grande affetto che aveva per Lazzaro e la sua famiglia. Quanta compassione mostrò Gesù usando la potenza ricevuta da Dio per risuscitare il suo amico! (Giov. 11:43, 44).

14, 15. (a) Perché possiamo dire che Geova nutre un profondo desiderio di liberare l’umanità dalle sofferenze? (b) Perché l’espressione “tombe commemorative” è di particolare interesse?

14 La Bibbia descrive Gesù come “l’immagine perfetta di ciò che Dio è” (Ebr. 1:3, Parola del Signore). Con i suoi miracoli, Gesù dimostrò che sia lui che il Padre hanno il desiderio di annullare gli effetti delle malattie e della morte. Questo desiderio si estende ben oltre le poche risurrezioni riportate nella Bibbia. Gesù affermò: “L’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe commemorative [...] ne verranno fuori” (Giov. 5:28, 29).

15 Il riferimento di Gesù alle “tombe commemorative” è appropriato, perché è implicata la memoria di Dio. L’Onnipotente Dio, il Creatore dell’immenso universo, è in grado di ricordare ogni dettaglio dei nostri cari morti, compresi i tratti naturali e le caratteristiche acquisite nel tempo (Isa. 40:26). E non solo è in grado di ricordare, ma sia lui che suo Figlio vogliono farlo. La risurrezione di Lazzaro e altri episodi biblici simili sono un’anticipazione di quello che accadrà su scala globale nel nuovo mondo.

COSA IMPARIAMO DAI MIRACOLI DI GESÙ?

16. Quale privilegio avranno molti cristiani che manterranno l’integrità?

16 Se rimaniamo integri potremmo essere testimoni oculari di uno dei più grandi miracoli di tutti i tempi: sopravvivere alla grande tribolazione. Poco dopo la guerra di Armaghedon ci saranno altri miracoli, che ridaranno la salute agli esseri umani (Isa. 33:24; 35:5, 6; Riv. 21:4). Immaginiamo di vedere persone disfarsi di occhiali, bastoni, stampelle, sedie a rotelle, apparecchi acustici e quant’altro. Geova riporterà in buona salute chi sopravvivrà ad Armaghedon, perché sa che quei sopravvissuti avranno del lavoro da fare. Pieni di entusiasmo, si impegneranno per rendere il nostro pianeta, uno dei doni che Dio ci ha fatto, un paradiso (Sal. 115:16).

17, 18. (a) Perché Gesù compì miracoli? (b) Perché dovremmo fare ogni sforzo per entrare nel nuovo mondo di Dio?

17 Le guarigioni compiute da Gesù nel passato incoraggiano la “grande folla” oggi, perché rafforzano la gioiosa prospettiva di essere guariti da tutte le malattie (Riv. 7:9). Quelle guarigioni riflettono i forti sentimenti del Figlio primogenito di Dio e mostrano quanto profondamente egli ami l’umanità (Giov. 10:11; 15:12, 13). La compassione di Gesù dipinge un quadro davvero toccante dell’interesse di Geova per ognuno dei suoi servitori (Giov. 5:19).

18 L’umanità, vittima di dolore e morte, “continua a gemere” (Rom. 8:22). Abbiamo bisogno del nuovo mondo di Dio, dove potremo godere come promesso della completa salute fisica. Malachia 4:2 dice riguardo ai malati: “Calpesterete il suolo come vitelli ingrassati”. Possiamo avere fiducia che chi soffre di una qualche malattia sarà felice ed entusiasta di essere stato liberato dai limiti dell’imperfezione. La sincera gratitudine e la profonda fede nelle promesse di Dio ci spingeranno a fare ogni sforzo per essere idonei a entrare nel nuovo mondo. I miracoli che Gesù compì sulla terra furono un’emozionante anticipazione del sollievo permanente di cui godrà presto l’umanità sotto il dominio messianico. Questo è davvero incoraggiante!