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Imitiamo la compassione di Geova

Imitiamo la compassione di Geova

Geova è molto tenero in affetto e misericordioso (GIAC. 5:11)

CANTICI: 142, 12

1. Cosa disse Geova a Mosè in un’occasione, e cosa ci fa capire questo?

RIVOLGENDOSI a Mosè, in un’occasione Dio menzionò il Suo nome e alcune delle Sue qualità. Elencò per prime la misericordia e la clemenza, o compassione. (Leggi Esodo 34:5-7.) Geova avrebbe potuto parlare della sua potenza o della sua sapienza. Mosè però aveva bisogno di essere rassicurato del fatto che Dio lo avrebbe sostenuto. Quindi Geova parlò della sua misericordia e della sua compassione proprio per sottolineare il desiderio che ha di aiutare i suoi servitori (Eso. 33:13). Come è toccante sapere che Dio ha voluto far conoscere queste sue qualità prima di tutte le altre! Questo articolo si concentrerà sulla compassione, che viene definita sentita partecipazione alle sofferenze o ai problemi degli altri unita al desiderio di alleviarli.

2, 3. (a) Perché è naturale per gli esseri umani mostrare compassione? (b) Perché è necessario parlare della compassione?

2 Geova è compassionevole e gli uomini sono stati creati a sua immagine. Quindi è naturale per gli esseri umani interessarsi del benessere degli altri. Anche chi non conosce il vero Dio spesso mostra compassione (Gen. 1:27). Nella Bibbia si narra di tante persone che hanno mostrato compassione. Pensiamo ad esempio alle due prostitute che davanti a Salomone litigarono per stabilire chi di loro fosse la vera madre di un neonato. Il re le mise alla prova dando l’ordine di tagliare il bambino a metà. A quel punto la vera madre, spinta dalla compassione, reagì: sarebbe stata disposta perfino a cedere il suo bambino all’altra donna (1 Re 3:23-27). Pensiamo anche alla figlia del faraone, che salvò il piccolo Mosè. Sapeva che il bimbo era ebreo e che non avrebbe dovuto lasciarlo in vita, ma “provò compassione per lui” e decise di allevare quel bimbo come se fosse suo (Eso. 2:5, 6).

3 Perché è necessario parlare della compassione? Perché la Bibbia ci esorta a imitare Geova (Efes. 5:1). Pur essendo stati creati con la capacità di mostrare compassione, a causa dell’imperfezione ereditata da Adamo tutti tendiamo a essere egoisti. A volte non è facile decidere se aiutare gli altri o pensare a noi stessi. Per molti trovare l’equilibrio in questo campo è una vera e propria sfida. Cosa può aiutarci quindi a sviluppare e mostrare compassione? Per prima cosa, in questo articolo capiremo in che modo sia Geova che altri hanno manifestato questa qualità. Poi vedremo come possiamo imitare l’esempio di Dio e perché questo è per il nostro bene.

GEOVA, ESEMPIO PERFETTO DI COMPASSIONE

4. (a) Perché Geova mandò degli angeli a Sodoma? (b) Cosa impariamo da quello che successe a Lot e alla sua famiglia?

4 La Bibbia contiene molti esempi della compassione di Geova. Pensiamo a ciò che Dio fece per Lot. Quell’uomo giusto era “grandemente afflitto” a causa del comportamento sfrontato degli abitanti di Sodoma e Gomorra. Dio decise che quelle persone immorali meritavano di morire (2 Piet. 2:7, 8). Mandò degli angeli a liberare Lot e questi lo esortarono a fuggire insieme alla sua famiglia dalla città in cui abitava. Nella Bibbia leggiamo: “Quando egli si indugiava, allora, nella compassione di Geova verso di lui, gli [angeli] afferrarono la sua mano e la mano di sua moglie e le mani delle sue due figlie e lo facevano uscire e lo ponevano fuori della città” (Gen. 19:16). Questo episodio dimostra che Geova conosce molto bene le difficoltà che a volte affrontano i suoi servitori fedeli (Isa. 63:7-9; Giac. 5:11, nt.; 2 Piet. 2:9).

5. In che modo la Parola di Dio, per esempio in 1 Giovanni 3:17, ci insegna a mostrare compassione?

5 Geova non solo mostra compassione, ma ha anche insegnato ai suoi servitori quanto sia importante manifestarla. Consideriamo una delle leggi che diede a Israele: un creditore era autorizzato a prendere il mantello di un uomo come garanzia che questi gli avrebbe restituito il prestito. (Leggi Esodo 22:26, 27.) Forse qualche creditore sarà stato tentato di non restituire il mantello prima del tramonto come richiesto dalla legge, privando così il debitore di ciò che usava per coprirsi di notte. Geova però insegnò ai suoi servitori a evitare un atteggiamento così insensibile e a mostrare compassione. Cosa impariamo dal principio che sta alla base di quella legge? Sicuramente non vorremmo, per così dire, lasciare i nostri fratelli al freddo, ignorando i loro bisogni; dovremmo cercare piuttosto di fare qualcosa per loro quando soffrono (Col. 3:12; Giac. 2:15, 16; leggi 1 Giovanni 3:17).

6. Cosa impariamo dagli sforzi che Geova fece per aiutare gli israeliti a pentirsi?

6 Geova provava compassione per gli israeliti anche quando peccavano. Infatti leggiamo: “Geova l’Iddio dei loro antenati mandava avvertimenti contro di loro per mezzo dei suoi messaggeri, mandando più volte, perché provò compassione del suo popolo e della sua dimora” (2 Cron. 36:15). Anche noi dovremmo provare la stessa compassione nei confronti di chi ha ancora la possibilità di pentirsi della sua condotta sbagliata e ottenere l’approvazione di Dio. Geova “non desidera che alcuno sia distrutto” quando eseguirà il suo giudizio sui malvagi (2 Piet. 3:9). Fino a quel momento, dovremmo continuare a diffondere il messaggio di avvertimento che Dio fa proclamare spinto dalla compassione.

7, 8. Perché Dragan e la sua famiglia sono convinti che Geova abbia mostrato compassione verso di loro?

7 Anche oggi molte esperienze mostrano in che modo Dio manifesta compassione. Pensiamo ad esempio a cosa è successo alla famiglia di un ragazzino di 12 anni che chiameremo Dragan. All’inizio degli anni ’90, nel bel mezzo di conflitti etnici, Dragan, suo fratello, i suoi genitori e tanti altri Testimoni stavano viaggiando in autobus dalla Bosnia alla Serbia. Erano diretti a un congresso durante il quale i genitori di Dragan si sarebbero battezzati. Al confine, i soldati li costrinsero a scendere dall’autobus a causa della loro etnia. Permisero invece agli altri fratelli di proseguire. Tutti i membri della famiglia furono trattenuti per due giorni e poi l’ufficiale, in loro presenza, chiese via radio ai suoi superiori cosa avrebbe dovuto fare di loro. La risposta fu: “Portateli via e fateli fuori!”

8 Mentre l’ufficiale parlava con i soldati, due uomini si avvicinarono alla famiglia e, a bassa voce, dissero di essere Testimoni. Avevano saputo quello che era successo da altri fratelli che si trovavano sullo stesso autobus. Dissero a Dragan e a suo fratello di andare in macchina con loro per attraversare il confine, visto che i documenti dei bambini non venivano controllati. Poi i due Testimoni si rivolsero ai genitori e dissero loro di andare dietro alla postazione della polizia di frontiera e raggiungerli dall’altra parte. A quel punto Dragan non sapeva se ridere o piangere. I suoi genitori chiesero: “Pensate che ci lasceranno andare così?” Tuttavia, mentre si allontanavano, i soldati guardavano proprio nella loro direzione ma sembrava che non li vedessero! Si ritrovarono tutti al di là del confine e continuarono il loro viaggio verso il luogo del congresso. Erano convinti che Geova avesse risposto alle loro disperate richieste di aiuto. Dalla Bibbia impariamo che Geova non sempre interviene direttamente per proteggere i suoi servitori (Atti 7:58-60). Comunque, Dragan descrive in questo modo ciò che provò: “Sembrava che gli angeli avessero accecato i soldati e che Geova ci avesse salvato!” (Sal. 97:10).

9. Cosa si sentì spinto a fare Gesù vedendo la condizione delle persone? (Vedi l’immagine iniziale.)

9 Anche Gesù è un esempio per noi. Provava compassione per le persone perché “erano mal ridotte e disperse come pecore senza pastore”. Vedendo la loro triste condizione, cosa si sentì spinto a fare? La Bibbia dice che “cominciò a insegnare loro molte cose” (Matt. 9:36; leggi Marco 6:34). Il suo atteggiamento era completamente diverso da quello dei farisei, che non desideravano affatto aiutare la gente comune (Matt. 12:9-14; 23:4; Giov. 7:49). Anche noi, come Gesù, proviamo il forte desiderio di aiutare le persone a conoscere la verità.

10, 11. È sempre giusto mostrare compassione? Spiegate.

10 Comunque, questo non significa che si debba sempre mostrare compassione. Negli episodi biblici che abbiamo considerato era giusto che Dio manifestasse questa qualità. In un’occasione, invece, il re Saul fu disubbidiente e manifestò quella che forse pensava fosse compassione. Risparmiò la vita ad Agag, un nemico del popolo di Dio, e agli animali migliori del suo gregge. Quindi Geova decise che Saul non sarebbe più stato il re di Israele (1 Sam. 15:3, 9, 15). Geova, essendo il giusto Giudice, ha la capacità di vedere cosa c’è nel cuore delle persone e sa quali sono le situazioni in cui non si deve mostrare compassione (Lam. 2:17; Ezec. 5:11). Presto eseguirà il suo giudizio contro chi si rifiuta di ubbidirgli (2 Tess. 1:6-10). In quel momento non mostrerà compassione verso quelli che ha giudicato come malvagi. Invece, sarà proprio eseguendo quel giudizio che Dio mostrerà la sua compassione verso i giusti, che verranno salvati.

11 Ovviamente non abbiamo il diritto di stabilire quali persone dovrebbero essere distrutte e quali salvate. Piuttosto, ora è il momento di fare tutto il possibile per aiutare le persone. In quali modi pratici possiamo mostrare compassione verso gli altri? Consideriamone alcuni.

COME MOSTRARE COMPASSIONE

12. Come possiamo mostrare compassione nei confronti degli altri nella vita di tutti i giorni?

12 Aiutiamo gli altri nella vita di tutti i giorni. Geova si aspetta che i cristiani mostrino compassione non solo ai loro fratelli ma a tutte le persone (Giov. 13:34, 35; 1 Piet. 3:8). Uno dei significati del termine compassione è “soffrire insieme”. Se proviamo compassione, avremo il desiderio di alleviare le sofferenze degli altri, magari aiutandoli ad affrontare i loro problemi. Perché non creare le opportunità per farlo? Per esempio, potremmo offrirci di aiutare qualcuno a sbrigare delle faccende? (Matt. 7:12).

Mostriamo compassione nei confronti degli altri aiutandoli in modi pratici (Vedi il paragrafo 12)

13. In caso di calamità naturale, cosa fanno i servitori di Dio?

13 Partecipiamo a operazioni di soccorso. Quando le persone soffrono a causa di una calamità naturale, molti fratelli si sentono motivati a mostrare compassione. I servitori di Geova sono conosciuti perché sono pronti a dare aiuto in caso di necessità (1 Piet. 2:17). Una sorella viveva in una zona del Giappone che subì molti danni a causa del terremoto e dello tsunami del 2011. Racconta che fu “davvero incoraggiata e confortata” vedendo che molti volontari erano venuti da altre zone del Giappone e dall’estero per dare una mano a riparare case e Sale del Regno. La sorella scrive: “Questa esperienza mi ha fatto capire che Geova si interessa di noi e che i Testimoni si interessano l’uno dell’altro. Inoltre, in tutto il mondo molti fratelli e sorelle ci ricordano nelle loro preghiere”.

14. Come possiamo aiutare chi è malato o avanti negli anni?

14 Aiutiamo chi è malato o avanti negli anni. Quando vediamo le persone soffrire a causa delle conseguenze del peccato di Adamo, siamo spinti a mostrare loro compassione. Aspettiamo con ansia il momento in cui non ci saranno più né malattie né vecchiaia, e per questo preghiamo che venga il Regno di Dio. Nel frattempo, facciamo tutto quello che possiamo per aiutare chi è nel bisogno. A questo riguardo, consideriamo cosa disse uno scrittore a proposito di sua madre, che era avanti negli anni e malata di Alzheimer. Un giorno, dopo essersi sporcata i vestiti, stava cercando di ripulirsi quando qualcuno suonò alla porta: erano due sorelle che andavano a trovarla regolarmente. Vedendola in difficoltà, le chiesero se potevano fare qualcosa per aiutarla. La donna rispose: “È imbarazzante... ma in effetti sì”. Così le sorelle diedero assistenza alla donna. Poi le prepararono una tazza di tè e chiacchierarono un po’ con lei. Il figlio della donna fu davvero riconoscente. Infatti scrisse: “Complimenti a queste Testimoni! Fanno davvero quello che predicano”. La compassione nei confronti di chi è malato o avanti negli anni ci spinge a fare tutto quello che possiamo per alleviare le loro sofferenze (Filip. 2:3, 4).

15. Come possiamo aiutare gli altri grazie all’opera di predicazione?

15 Aiutiamo gli altri dal punto di vista spirituale. Vedendo che le persone hanno problemi e preoccupazioni, ci sentiamo spinti ad aiutarle a livello spirituale. Il modo migliore per farlo è parlare loro di Dio e di cosa farà il suo Regno per l’umanità. Un altro modo per aiutarle è mostrare loro quanto sia saggio vivere secondo i princìpi biblici (Isa. 48:17, 18). Il ministero onora Geova e ci permette di mostrare compassione alle persone. Possiamo partecipare in misura maggiore a quest’opera? (1 Tim. 2:3, 4).

MOSTRARE COMPASSIONE FA BENE ANCHE A NOI

16. In che modo mostrare compassione fa bene anche a noi?

16 Esperti di salute mentale affermano che mostrare compassione può migliorare la nostra salute e i nostri rapporti con gli altri. Quando facciamo qualcosa per alleviare le sofferenze altrui, ci sentiamo più felici, più ottimisti, meno soli e abbiamo meno pensieri negativi. Quindi, mostrare compassione fa bene anche a noi (Efes. 4:31, 32). I cristiani che si impegnano ad aiutare altri hanno una buona coscienza, perché sanno di agire in armonia con i princìpi biblici. Avere questo atteggiamento farà di noi genitori, coniugi e amici migliori. Se siamo pronti a mostrare compassione, è più probabile che anche noi riceveremo aiuto e sostegno quando ne avremo bisogno. (Leggi Matteo 5:7; Luca 6:38.)

17. Per quale motivo dovremmo sviluppare la compassione?

17 Naturalmente non dovremmo cercare di sviluppare la compassione solo perché sappiamo che ci fa bene. La ragione principale dovrebbe essere il nostro desiderio di imitare e onorare Geova Dio, la Fonte dell’amore e della compassione (Prov. 14:31). Lui è l’esempio perfetto, quindi dovremmo fare del nostro meglio per imitarlo. In questo modo ci sentiremo più vicini ai nostri fratelli e avremo buoni rapporti con tutti (Gal. 6:10; 1 Giov. 4:16).