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Testimoni di Geova

Lingua dei segni italiana

La Torre di Guardia (per lo studio)  |  novembre 2017

Ci stiamo rifugiando in Geova?

Ci stiamo rifugiando in Geova?

“Geova redime l’anima dei suoi servitori; e nessuno di quelli che si rifugiano in lui sarà ritenuto colpevole” (SAL. 34:22)

CANTICI: 49, 65

1. Quali sentimenti provano molti fedeli servitori di Dio a causa del peccato ereditato?

“MISERO uomo che sono!” (Rom. 7:24). Molti fedeli servitori di Dio provano gli stessi sentimenti dell’apostolo Paolo. Anche se abbiamo il sincero desiderio di piacere a Geova, a volte non ci comportiamo come vorremmo perché abbiamo ereditato il peccato. In questi momenti potremmo sentirci proprio come Paolo. Alcuni cristiani che hanno commesso un peccato grave pensano addirittura che Dio non potrà mai perdonarli.

2. (a) In che modo il Salmo 34:22 indica che chi serve Geova non ha motivo di sentirsi schiacciato dai sensi di colpa? (b) Cosa esamineremo in questo articolo? (Vedi il riquadro “ Lezioni o antitipi?”)

2 La Bibbia comunque ci assicura che quelli che si rifugiano in Geova non hanno motivo di sentirsi schiacciati dai sensi di colpa. (Leggi Salmo 34:22.) Ma cosa significa rifugiarsi in Geova? Cosa dobbiamo fare perché Geova ci mostri misericordia e ci perdoni? Risponderemo a queste domande esaminando la disposizione delle città di rifugio dell’antico Israele. È vero che le città di rifugio furono istituite sotto il patto della Legge, che fu sostituito alla Pentecoste del 33 E.V. Ma dal momento che la Legge era stata data da Geova, esaminando questa disposizione possiamo capire come lui considera il peccato, i peccatori e il pentimento. Prima di tutto, però, vediamo perché era stata istituita e cosa prevedeva.

“DATEVI LE CITTÀ DI RIFUGIO”

3. Come venivano trattati in Israele i casi di omicidio volontario?

3 Per Geova ogni caso di spargimento di sangue che si verificava in Israele era una questione molto seria. Chi era colpevole di omicidio volontario doveva essere messo a morte dal parente più stretto della vittima, detto “vendicatore del sangue” (Num. 35:19). In questo modo si faceva espiazione per il sangue innocente che era stato versato. Eseguendo rapidamente la condanna si evitava che la Terra Promessa venisse contaminata. Geova infatti aveva dato questo comando: “Non dovete contaminare il paese nel quale siete; perché [lo spargimento di] sangue contamina il paese” (Num. 35:33, 34).

4. Cos’era previsto in caso di omicidio involontario?

4 Cos’era previsto invece in caso di omicidio involontario? Chi provocava involontariamente la morte di una persona era considerato comunque colpevole di aver sparso sangue innocente (Gen. 9:5). Grazie alla misericordia di Geova, però, poteva sfuggire al vendicatore del sangue andando in una delle sei città di rifugio, dove sarebbe stato al sicuro. Sarebbe dovuto rimanere in quella città fino alla morte del sommo sacerdote (Num. 35:15, 28).

5. Perché la disposizione delle città di rifugio ci permette di conoscere meglio Geova?

5 Non erano stati gli uomini a istituire le città di rifugio. Geova stesso aveva dato questo comando a Giosuè: “Parla ai figli d’Israele, dicendo: ‘Datevi le città di rifugio’”. A quelle città era stato conferito “un carattere sacro” (Gios. 20:1, 2, 7, 8). Dato che era stato Geova ad appartare quelle città per un uso speciale, possiamo chiederci: In che modo questa disposizione ci aiuta a comprendere meglio la misericordia di Geova? E in che modo ci fa capire come possiamo rifugiarci in lui oggi?

‘DEVE PRONUNCIARE LE SUE PAROLE AGLI ORECCHI DEGLI ANZIANI’

6, 7. (a) Spiegate che ruolo avevano gli anziani nel trattare un caso di omicidio involontario. (Vedi l’immagine iniziale.) (b) Perché l’omicida dimostrava saggezza rivolgendosi agli anziani?

6 Chi aveva provocato involontariamente la morte di qualcuno doveva esporre il suo caso “agli orecchi degli anziani” alla porta della città in cui era fuggito. Gli anziani, a loro volta, dovevano accoglierlo mostrando ospitalità (Gios. 20:4). Dopo un po’ di tempo, il fuggiasco veniva rimandato nella città in cui era avvenuto l’omicidio affinché gli anziani del posto giudicassero il caso. (Leggi Numeri 35:24, 25.) Solo se gli anziani stabilivano che si era trattato di omicidio involontario, il fuggiasco poteva tornare alla città di rifugio.

7 Perché bisognava rivolgersi agli anziani? Perché in questo modo loro avrebbero potuto mantenere pura la congregazione di Israele e aiutare l’omicida a ottenere la misericordia di Geova. Uno studioso della Bibbia ha scritto che, se non si fosse rivolto agli anziani, l’omicida “si sarebbe esposto a un pericolo”. Ha aggiunto che “sarebbe stato responsabile della sua stessa morte, perché non aveva voluto usufruire della protezione che Dio gli aveva offerto”. L’omicida poteva ricevere aiuto, ma doveva fare qualcosa per ottenerlo e poi doveva accettarlo. Se non fosse fuggito a una delle città di rifugio, il parente più stretto della vittima avrebbe avuto il diritto di ucciderlo.

8, 9. Perché un cristiano che ha commesso un peccato grave deve chiedere aiuto agli anziani?

8 Oggi un cristiano che ha commesso un peccato grave deve chiedere aiuto agli anziani per ristabilire la sua relazione con Dio. Perché è così importante che lo faccia? Primo, perché è stato Geova stesso a decidere che i casi di peccati gravi siano trattati dagli anziani, come è indicato nella sua Parola (Giac. 5:14-16). Secondo, gli anziani possono aiutare un peccatore che si è pentito a ottenere di nuovo l’approvazione di Geova e a smettere di praticare il peccato (Gal. 6:1; Ebr. 12:11). Terzo, questi uomini vengono addestrati per assolvere la responsabilità loro affidata di confortare i peccatori che si pentono e aiutarli ad alleviare il dolore e il senso di colpa. Geova infatti definisce gli anziani “un nascondiglio dal temporale” (Isa. 32:1, 2). Chiaramente questa disposizione è un modo in cui Geova manifesta la sua misericordia.

9 Molti servitori di Dio hanno sperimentato il sollievo che si prova quando si chiede l’aiuto degli anziani e lo si riceve. Pensiamo ad esempio a Daniel, un fratello che aveva commesso un peccato grave ma che per diversi mesi esitò a parlarne agli anziani. “Era trascorso tanto tempo”, ammette Daniel, “e pensavo che gli anziani ormai non potessero più fare niente per me”. Allo stesso tempo, Daniel temeva che qualcuno scoprisse quello che aveva fatto e sentiva di dover iniziare sempre le sue preghiere chiedendo perdono a Geova. Così alla fine si rivolse agli anziani per ricevere aiuto. Ripensando al passato, dice: “All’inizio avevo paura di andare da loro, ma poi fu come se qualcuno mi avesse tolto un grosso peso di dosso. Finalmente mi sento libero di pregare Geova”. Oggi Daniel ha una coscienza pulita e di recente è stato nominato servitore di ministero.

“DEVE FUGGIRE A UNA DI QUESTE CITTÀ”

10. Cosa doveva fare chi era colpevole di omicidio involontario per ottenere misericordia?

10 Chi era colpevole di omicidio involontario doveva fare qualcosa perché gli venisse mostrata misericordia. Doveva fuggire alla città di rifugio più vicina. (Leggi Giosuè 20:4.) La sua vita dipendeva dal raggiungere quella città il prima possibile e rimanervi. Questo significava rinunciare al suo lavoro, alle comodità della propria casa e alla libertà di viaggiare fino alla morte del sommo sacerdote (Num. 35:25). * Ma ne valeva la pena. Infatti se avesse lasciato la città di rifugio, l’omicida avrebbe dimostrato di non dare nessun valore alla vita della persona che era morta a causa sua, e la sua stessa vita sarebbe stata in pericolo.

11. In che modo un cristiano che si è pentito dimostra di non dare per scontato che Dio gli concederà la sua misericordia?

11 Anche oggi i peccatori che si pentono devono fare qualcosa per ottenere la misericordia di Dio. Devono smettere di praticare il peccato, fuggendo, per così dire, non solo da peccati gravi ma anche da quei peccati meno gravi che spesso portano a commettere trasgressioni molto serie. Sotto ispirazione l’apostolo Paolo descrisse ciò che fecero i cristiani di Corinto che si erano pentiti, dicendo: “Il vostro essere tristi secondo Dio, quale grande premura ha prodotto in voi, sì, discolpa, sì, indignazione, sì, timore, sì, ardente desiderio, sì, zelo, sì, correzione del torto!” (2 Cor. 7:10, 11). Agendo in modo deciso per smettere di praticare il peccato, chi si è pentito dimostra a Geova di essere seriamente preoccupato per la sua situazione e di non dare per scontato che Dio gli concederà la sua misericordia.

12. A cosa potrebbe dover rinunciare un cristiano perché Geova continui a mostrargli misericordia?

12 Cosa deve fare un cristiano perché Geova continui a mostrargli misericordia? Deve essere disposto a rinunciare perfino a cose a cui tiene molto pur di non commettere peccato (Matt. 18:8, 9). Se alcuni amici ci spingono a fare cose che dispiacciono a Geova, siamo disposti a smettere di frequentarli? Se per noi è difficile essere moderati nel consumo di alcolici, siamo decisi a evitare le situazioni in cui potremmo avere la tentazione di bere troppo? O se invece lottiamo contro desideri immorali, stiamo evitando qualsiasi film, sito Internet o qualunque altra cosa possa far nascere in noi pensieri impuri? Ricordiamoci che vale la pena di fare qualunque sacrificio per mantenere l’integrità. Non c’è niente di più doloroso che sentirsi abbandonati da Geova. Al contrario, non c’è niente di più piacevole che sentire il suo “amore leale a tempo indefinito” (Isa. 54:7, 8, nt.).

“VI DEVONO SERVIRE COME RIFUGIO”

13. Perché il fuggiasco poteva sentirsi al sicuro nella città di rifugio e avere una vita felice?

13 Una volta entrato nella città di rifugio, il fuggiasco era al sicuro. Riguardo a quelle città, Geova disse: “Vi devono servire come rifugio” (Gios. 20:2, 3). Il fuggiasco non poteva essere giudicato di nuovo per lo stesso reato. Inoltre, dato che il vendicatore del sangue non era autorizzato a entrare nella città e ucciderlo, il fuggiasco non avrebbe mai dovuto temere ritorsioni. Finché fosse rimasto in quella città, sarebbe stato al sicuro sotto la protezione di Geova. Nella città di rifugio non era in prigione: lì poteva lavorare, fare del bene agli altri e servire Geova in pace. In pratica, poteva ancora avere una vita felice e soddisfacente!

Dobbiamo aver fiducia nel perdono di Geova (Vedi i paragrafi da 14 a 16)

14. Di cosa può essere sicuro un cristiano che si è pentito?

14 Pur essendosi pentiti, alcuni servitori di Dio che hanno commesso peccati gravi si sono sentiti “imprigionati” dai sensi di colpa e hanno pensato perfino che Geova non li avrebbe mai perdonati davvero. Se questo è il nostro caso, possiamo essere sicuri che quando Geova ci perdona, lo fa completamente. Daniel, di cui abbiamo parlato prima, lo sa per esperienza personale. Dopo che gli anziani lo ebbero corretto e lo ebbero aiutato ad avere di nuovo una coscienza pulita, si sentì sollevato. Daniel ha detto: “Mi sembrava di aver ricominciato a respirare. Dopo che la questione era stata gestita nel modo appropriato, non avevo più motivo di sentirmi in colpa. Una volta cancellato, il peccato è cancellato per sempre. Geova dice che prende i nostri pesi e li porta via lontano da noi, tanto lontano che non li dovremo vedere mai più”. Se si trovava all’interno della città di rifugio, chi aveva commesso involontariamente un omicidio non doveva più aver paura del vendicatore del sangue. Anche oggi, quando Geova ci perdona per un peccato che abbiamo commesso, non dobbiamo più aver paura che tiri fuori di nuovo la questione o che ci giudichi un’altra volta per lo stesso peccato. (Leggi Salmo 103:8-12.)

15, 16. In che modo la nostra fiducia nella misericordia di Geova si rafforza se pensiamo che Gesù ha dato la sua vita come riscatto ed è il nostro Sommo Sacerdote?

15 Rispetto agli israeliti, noi abbiamo un motivo ancora più valido per aver fiducia che Geova ci mostrerà misericordia. Paolo si definì “misero” perché non riusciva a ubbidire a Geova in modo perfetto, ma subito dopo esclamò: “Grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!” (Rom. 7:25). Paolo lottava contro il peccato e in passato aveva commesso gravi errori di cui si era pentito, ma aveva fiducia nel perdono di Dio basato sul sacrificio di Gesù. Avendo dato la sua vita come riscatto, Gesù ci permette di avere una coscienza pulita e pace interiore (Ebr. 9:13, 14). Come nostro Sommo Sacerdote, “può anche salvare completamente quelli che si accostano a Dio per mezzo suo, perché è sempre vivente per intercedere a loro favore” (Ebr. 7:24, 25). Nell’antichità il ruolo del sommo sacerdote assicurava agli israeliti che i loro peccati sarebbero stati perdonati. Dato che il nostro Sommo Sacerdote è Gesù, abbiamo ancora più ragioni per credere che possiamo ‘ottenere misericordia e trovare immeritata benignità per ricevere aiuto al tempo opportuno’ (Ebr. 4:15, 16).

16 Per rifugiarci in Geova, quindi, dobbiamo esercitare fede nel sacrificio di Gesù. Non dobbiamo soltanto riconoscere che il valore del riscatto si applica a un gran numero di persone in generale, ma aver fede nel fatto che si applica a noi personalmente (Gal. 2:20, 21). Dobbiamo aver fede nel fatto che il riscatto è la base perché vengano perdonati i nostri peccati. Dobbiamo aver fede anche nel fatto che il riscatto offre a noi la speranza della vita eterna. Il sacrificio di Gesù è il dono che Geova ha fatto a ognuno di noi.

17. Perché volete rifugiarvi in Geova?

17 Istituendo le città di rifugio, Geova manifestò la sua misericordia. Quella disposizione ci insegna che per Dio la vita è sacra. Ci fa capire anche come gli anziani ci possono aiutare, cosa significa essere sinceramente pentiti e perché possiamo avere completa fiducia nel perdono di Geova. Ci stiamo rifugiando in Geova? Non esiste posto più sicuro! (Sal. 91:1, 2). Nel prossimo articolo vedremo come la disposizione delle città di rifugio può aiutarci a imitare la giustizia e la misericordia di Geova.

^ par. 10 Secondo alcune opere di consultazione ebraiche, l’omicida probabilmente veniva raggiunto nella città di rifugio dalla sua immediata cerchia familiare.